Gru della Manciuria, nasce un piccolo “minacciato” d’estinzione

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Elena Livia Pennacchioni
Vedo il mondo da 1 metro e 60, l'altezza al garrese del mio Attila. Sono l'addetta stampa della biodiversità, romana di nascita e veronese d'adozione, ma con il cuore ha in Umbria. Scrivo di animali, piante e qualche volta di come l'uomo riesce a salvarli!

Allenarsi ad afferrare col becco insetti e invertebrati acquatici non è cosa facile quando si hanno solo due settimane di vita, ma il piccolo di gru della Manciuria venuto al mondo al Parco Natura Viva di Bussolengo ha due “maestri” eccezionali. Mamma e papà gru stanno accudendo il loro primo figlio come se avessero alle spalle una lunga esperienza di cure parentali e questo – per una specie “minacciata” di estinzione secondo IUCN – è senz’altro un buon segno di speranza. Il loro è l’unico uovo ad essersi schiuso in Italia e del piccolo non si conoscerà il sesso fin quando non si potrà procedere al sessaggio tramite analisi del DNA.

“Mamma e papà gru non lo perdono mai di vista e nonostante lui si muova spesso tra il laghetto e l’erba, è sempre tra le loro zampe”, spiega Camillo Sandri, curatore zoologico del Parco Natura Viva. “Con un insetto assicurato all’estremità del lungo becco, a turno gli porgono il pasto. Ma non è raro osservare che comincino a mostrargli anche dove beccare, per procacciarsi da solo un lombrico o un grillo che passava di là. Il fatto che entrambi gli adulti siano stati essi stessi allevati dai propri genitori senza intervento dell’uomo, sta garantendo al piccolino insegnamenti meticolosi e tipici della specie”. D’ora in poi il nuovo nato crescerà anche di due centimetri al giorno, per arrivare ai 3 mesi di vita a raggiungere il metro e mezzo degli adulti. Poi, intorno all’anno di vita, abbandonerà le piume rossicce per essere trasferito, formare una nuova famiglia e offrire una nuova vitalità alla propria specie in pericolo di estinzione.
In Russia meridionale, Cina e Giappone, questa specie migratrice – la seconda gru più rara al mondo dopo la gru americana – trascorre primavera ed estate nelle zone umide, mentre d’inverno approda in paludi salate e d’acqua dolce. “E’ proprio la scomparsa degli ambienti palustri ai quali sono legati cibo e nidificazione che sta condannando questa specie alla scomparsa”, conclude Sandri. “La conversione dei suoli in terreni agricoli e industriali così come gli incendi primaverili in Russia e Cina, distruggono i siti di nidificazione migliori, mentre la proliferazione delle dighe li elimina del tutto riducendo il livello dell’acqua e facilitando l’accesso dei predatori ai nidi”. Intanto, questa famiglia godrà della tranquillità di poter crescere senza pericoli il proprio piccolo.


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