Generalmente si pensa al cancro come a una malattia della terza età e si sostiene che il trend continuo di incremento di tumori nel corso del XX secolo in tutti i Paesi industrializzati possa essere spiegato mediante la teoria dell’accumulo progressivo di lesioni genetiche stocastiche e il miglioramento continuo delle nostre capacità diagnostiche”, esordisce Ernesto Burgio, membro dell’European Cancer and Environment Research Institute (ECERI) di Bruxelles durante i primi momenti del Convegno “Emergenza Cancro, fattori ambientali modificabili e stili di vita sostenibili”, in corso presso l’Auletta dei Gruppi Parlamentari a Roma. Una giornata fortemente voluta dalla Società Italiana di Medicina Ambientale, impegnata a scattare una fotografia accurata sullo stato di salute del Paese.

“Nel nord del Mondo – prosegue il prof. Burgio – il cancro è la prima causa di morte infantile e l’incidenza è in aumento, soprattutto nel primo anno di vita. I dati raccolti da 63 registri hanno analizzato 130 mila casi di tumori accertati nel corso di 20 anni di osservazione, ma non solo: evidenziano anche un aumento di tutte le patologie cronico infiammatorie, 8 volte in più rispetto ai casi attesi. Non basta più considerare il cancro come un incidente genetico, questo concetto è superato”, ribadisce. Il cancro, piuttosto, è legato all’accumulo di alterazioni genetiche e quindi la prevenzione e la necessità di minimizzare l’esposizione dei feti agli agenti cancerogeni divengono un imperativo. Bisogna cominciare a pensare all’ambiente come fondamentale, non va più trascurato. Il genoma non è solo DNA ma è stato dimostrato che risponde alle influenze esterne. Si deve quindi parlare, sempre di più, di epigenetica. La tossicologia, inoltre, deve essere anch’essa rivisitata. Si è pensato a lungo che la dose delle terapie facesse sempre e comunque la differenza, ma non è così. Ogni piccola quantità della sostanza tossica determina uno spostamento dell’equilibrio del genoma e gli effetti deleteri si manifestano anni dopo.”

La preoccupazione più forte è dunque proprio per i bambini. “Per l’embrione e il feto l’ambiente è costituito dalle informazioni provenienti dalla madre attraverso la placenta: la dieta materna, lo stato di salute della mamma, lo stress, le sostanze farmacologiche e gli inquinanti, i campi elettromagnetici e le radiazioni ionizzanti sono “informazioni “che arrivano continuamente al feto e alla quali il feto risponde modificando il softwaregenomico delle proprie cellule. Se tutte le informazioni che il feto “riconosce” come naturali e potenzialmente utili favoriscono il suo sviluppo, le informazioni che il feto avverte come potenzialmente dannose determinano modifiche reattive che nel medio-lungo termine possono tradursi in variazioni patologiche del fenotipo, cioè in malattie croniche – infiammatorie, metaboliche, neoplastiche – a carico di tutti i tessuti e degli organi.

E conclude: “Sta a noi quindi fare la differenza perché il cancro e non mi stancherò mai di ripeterlo, non è un semplice incidente genetico e la prevenzione primaria è possibile e necessaria soprattutto per quanto riguarda l’insorgenza nei bambini”