Caccia, ucciso un escursionista durante una battuta al cinghiale
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Un diciannovenne escursionista di Ventimiglia è morto per una fucilata all’addome esplosa da un cacciatore durante una battuta al cinghiale. L’episodio è avvenuto stamani verso le 8, nel territorio comunale di Apricale, nell’imperiese. Secondo quanto appreso, il cacciatore lo avrebbe scambiato per una preda e avrebbe esploso un colpo dalla propria carabina ferendolo al braccio e all’addome. Il giovane non faceva parte della battuta. Il cacciatore è stato portato in caserma dove, con i carabinieri, ha ricostruito la dinamica dei fatti.

E le voci delle associazioni animaliste non si sono fatte attendere: “Sospendere immediatamente la stagione venatoria 2018/2019 per motivi di ordine pubblico – chiede l’Ente Nazionale Protezione Animali al Governo, con la consigliera nazionale Annamaria Procacci, responsabile dell’Ufficio Fauna Selvatica di Enpa. “Ormai è indiscutibile che nel nostro Paese esiste una emergenza sicurezza è che questa emergenza è legata all’esercizio della caccia. La morte del 19enne, alla famiglia del quale esprimiamo la nostra solidarietà, è solo la punta dell’iceberg di una pratica che ogni anno causa milioni di vittime animali e decine di vittime umane, anche tra gli stessi cacciatori. La situazione è ormai fuori controllo e la natura è ormai ridotta a monopolio di un “esercito venatorio”, di età sempre più avanzata e quindi sempre più pericoloso, la cui attività “ludica” prevale addirittura sul diritto alla sicurezza dei cittadini. Il governo, che tanto ha a cuore la sicurezza degli italiani, intervenga subito e fermi questo scempio».

“Abbiamo appena finito – interviene Michela Vittoria Brambilla, presidente del Movimento Animalista – di denunciare i danni enormi che la caccia infligge al patrimonio naturale del nostro paese e i rischi inaccettabili cui l’onnipresenza delle doppiette nei boschi e nelle campagne, durante la stagione venatoria, sottopone chi vorrebbe semplicemente godersi, in santa pace, l’aria aperta. Eccoci di nuovo qui, con l’ennesima tragedia alle spalle, aggravata dalla giovane età della vittima. A questo punto non possiamo che reiterare la richiesta di vietare la caccia la domenica, di raddoppiare le distanze di sicurezza e di sottoporre i cacciatori a controlli medici frequenti e stringenti, chiedendoci fino a quando i pubblici poteri continueranno ad anteporre il divertimento di pochi all’incolumità di tutti e la soddisfazione dei “Rambo” di casa nostra alla distruzione di un patrimonio collettivo. L’Italia è un paese fortemente antropizzato, per la caccia non c’è posto: possibile che proprio gli amministratori locali non se ne rendano conto?”.

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