Mante a rischio per le microplastiche, Miani: “Ogni gesto si ripercuote su ecosistemi lontani”
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Elena Livia Pennacchioni
Vedo il mondo da 1 metro e 60, l'altezza al garrese del mio Attila. Sono l'addetta stampa della biodiversità, romana di nascita e veronese d'adozione, ma con il cuore ha in Umbria. Scrivo di animali, piante e qualche volta di come l'uomo riesce a salvarli!

Non solo tartarughe marine impigliate in metri e metri di materiale plastico, non solo sacchetti per la spesa rinvenuti nello stomaco di animali che vivono fino a 11 metri di profondità: nei mari di questo Pianeta si annida una minaccia meno visibile che sta inseguendo una specie maestosa fin dove vive, nel mezzo dell’Oceano Indiano. E’ proprio tra i 26 atolli dell’arcipelago delle Maldive, in quel blu che ci appare come un’ecosistema incontaminato, che la più grande popolazione al mondo di mante della barriera corallina sta incassando i colpi delle abitudini degli oltre 7 miliardi di persone che vivono sul Pianeta e che producono rifiuti insostenibili.
L’allarme arriva dalla Società Italiana di Medicina Ambientale che annuncia di aver aderito al Manta Festival 2018, l’evento promosso dalla Fondazione Manta Trust che il 24 Novembre vedrà alle Maldive, nell’Atollo di Baa, una serie di eventi per sensibilizzare la popolazione locale, turisti e soprattutto i bambini, sulla plastic pollution degli oceani e sugli effetti deleteri che questa ha sulle barriere coralline e sulla sopravvivenza delle specie animali che da esse dipendono. Già, perché le 5mila mante che vivono nelle acque della Repubblica delle Maldive, sono animali filtratori. Si nutrono di zooplancton, ovvero di quegli organismi di piccolissime dimensioni che catturano nuotando con la bocca aperta. E insieme allo zooplancton, ingurgitano le microplastiche fuori controllo che ormai invadono la Terra.

“Con la nostra adesione al festival, vogliamo dimostrare – spiega Alessandro Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale – che ogni nostro gesto, anche quelli che abitualmente compiamo nelle nostre case, nelle scuole, in ufficio o in vacanza, può avere ripercussioni su ecosistemi lontani da noi migliaia di km, anche senza che ne ce ne accorgiamo”. Perchè la distanza non giustifica la scarsa attenzione che possiamo riservare al problema. “Già – prosegue Miani – perché le plastiche monouso che si disperdono nell’ambiente vengono poi sottoposte ai processi di sbriciolamento e sfaldamento che le rendono microplastiche. Queste arrivano ai nostri corsi d’acqua e da questi al mare, se non addirittura gettate direttamente in fiumi, laghi e mare dall’incuria dell’uomo o da azioni criminali. Non solo: i materiali plastici dispersi in natura sono anche un carrier (vettore ndr) per molte sostanze tossico-nocive che formano sulle superfici della plastica un microfilm, rendendole “appetitose” per animali acquatici e pesci che se ne nutrono al culmine della catena alimentare”. E allora, ecco come la carta di una merendina gettata a Roma o a Milano, un vasetto di yogurt abbandonato a Torino o a Palermo, può incidere sulla vitalità delle popolazioni di mante della barriera corallina maldiviana.

La Project Leader del Manta Trust Maldive è la dott.ssa Flossy Barraud, ecologista e biologa marina, che con il supporto di un valido team, tra cui anche l’italiana Margherita Cimenti, si adopererà per sensibilizzare la popolazione maldiviana su questa emergenza. In Italia invece SIMA, in collaborazione con ISBEM – Istituto Scientifico Biomedico Euro Mediterraneo, organizzerà in molte scuole primarie la proiezione del docu-film “Il bacio azzurro” e la distribuzione di materiale sull’uso consapevole dell’acqua di casa e sulle buone pratiche per evitare o ridurre l’inquinamento da plastica.

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