Montagna, 300 mila aziende agricole in meno: “Con l’abbandono più frane e alluvioni”
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Nasce l’alleanza fra agricoltori e i comuni montani contro il rischio idrogeologico che colpisce il 91,3% dell’Italia favorito dall’abbandono dei territori di montagna. L’accordo siglato dal Presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo e dal Presidente di Uncem (Unione nazionale comuni, comunità ed enti montani) Marco Bussone punta a contrastare l’erosione dei terreni e la desertificazione favorendo servizi di vigilanza e di soccorso in caso di calamità naturali nei territori di montagna che negli ultimi 20 anni – spiega Coldiretti – hanno perso più di un’attività agricola su due con la scomparsa di oltre 300 mila aziende agricole. L’obiettivo è creare un presidio territoriale permanente contro l’abbandono sviluppando opportunità economiche ed occupazionali fondate sulle grandi risorse ambientali, paesaggistiche ed agroalimentari dei comuni di montagna. Per questo Coldiretti e Uncem per incentivare il presidio del territorio nei contesti rurali e nelle aree montane promuovono lo sviluppo e la creazione di filiere forestali al fine di mantenere forme di regimazione e protezione delle risorse idriche e di contribuire efficacemente all’azione di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici. “I boschi italiani, se valorizzati con pratiche di gestione sostenibile, possono rappresentare un fondamentale strumento di investimento nella crescita dell’indotto produttivo ad esso collegato, garantendo così lo sviluppo socio-economico delle aree marginali, rurali e di montagna”, afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

Nei piccoli borghi di montagna – spiega la Coldiretti – si custodisce parte di quel 92% delle specialità enogastronomiche nazionali dalle quali dipende gran parte della leadership italiana in Europa, con il sistema della qualità alimentare Made in Italy (Dop/Igp). Una risorsa per l’Italia che – sottolinea la Coldiretti – può contare su un patrimonio di antiche produzioni agroalimentari tramandate da generazioni in un territorio unico per storia, arte e paesaggio che sono le principali leve di attrazione turistica. Quello agroalimentare è un tesoro conservato nel tempo – evidenzia la Coldiretti – grazie alle imprese agricole che assicurano un impegno quotidiano per assicurare la salvaguardia delle colture agricole storiche, la tutela del territorio dal dissesto idrogeologico e il mantenimento delle tradizioni alimentari. Basti pensare che 270 dei 293 prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp) italiani riconosciuti dall’Unione Europea – spiega Coldiretti –  hanno a che fare con i piccoli comuni che, nel dettaglio, garantiscono la produzione di tutti i 52 formaggi a denominazione, del 97% dei 46 olii extravergini di oliva, del 90% dei 41 salumi e dei prodotti a base di carne, dell’89% dei 111 ortofrutticoli e cereali e dell’85% dei 13 prodotti della panetteria e della pasticceria. Ma grazie ai piccoli centri è garantito anche il 79% dei vini più pregiati che rappresentano il Made in Italy nel mondo. L’accordo Coldiretti/Uncem punta a valorizzare questo mondo grazie alla rete di vendita diretta dei prodotti agricoli basata sullo sviluppo capillare dei “Mercati di Campagna Amica” promossi dalla Fondazione Campagna Amica che rappresenta una rete composta da 7.502 fattorie, 1.187 mercati, e 2.352 agriturismi e che risponde alle esigenze di quei 6 italiani su 10 che fanno la spesa dal contadino. L’intesa prevede poi lo sviluppo di sistemi di welfare con forme di collaborazione tra imprese, operatori di agricoltura sociale, servizi socio-sanitari ed altri enti pubblici competenti per territorio nella realizzazione delle pratiche di agricoltura sociale, come definite dalla legge n. 141 del 2015 con politiche di inserimento nel mondo del lavoro e di inclusione sociale, attività rieducative e terapeutiche, pedagogiche, nonché di servizi di assistenza alle persone. L’obiettivo è anche quello incentivare nuovi modelli di integrazione sociale, in particolare, con la costituzione e il sostegno alle imprese e alle cooperative forestali e ai loro consorzi, per l’inserimento di lavoratori stranieri aiutando le comunità locali nella gestione del territorio e delle attività agricole e forestali.

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