La lontra, animale elusivo e misterioso, con il giusto impegno da parte degli enti parco potrà fare il suo ritorno nelle alpi. Il Parco Nazionale del Gran Paradiso ha organizzato lo scorso 12 ottobre un workshop internazionale in Valsavarenche, allo scopo di individuare una strategia comune di gestione di questo affascinante mammifero dei fiumi nell’arco alpino. “All’incontro – si legge su Piemonte Parchi – hanno partecipato i massimi esperti della lontra dell’IUCN-Otter Specialist Group, amministratori, esperti e ricercatori tedeschi, svizzeri, austriaci, sloveni e francesi. Il convegno ha permesso di avere un quadro aggiornato dello stato di conservazione, delle minacce e dei potenziali conflitti con le attività umane nelle diverse realtà presenti sull’arco alpino, nonchè di formulare ipotesi di gestione condivise tra i diversi Paesi. I risultati dei lavori hanno portato alla redazione e condivisione di un manifesto (Gran Paradiso Otters in the Alps Manifesto – Manifesto del Gran Paradiso sulla lontra nelle Alpi) che l’IUCN-Otter Specialist Group diffonderà attraverso tutti suoi canali e che rappresenta un primo passo verso una strategia transnazionale condivisa di conservazione di questo meraviglioso e schivo abitante dei nostri fiumi”.

“La lontra – spiega Anna Loy, docente presso il dipartimento di Bioscienze e Territorio dell’Università degli studi del Molise – è un mustelide caratteristico dei corsi d’acqua europei e asiatici si nutre esclusivamente di prede acquatiche, soprattutto pesci, e durante il giorno riposa in tane ripariali ricavate negli anfratti rocciosi, nei rovi o negli apparati radicali degli alberi lungo le rive. Uno stesso animale può usare fino a 30 tane diverse dislocate nel suo territorio, che include da 10 a 18 chilometri di corsi d’acqua. Come tutti i carnivori si tratta infatti di un animale territoriale, anche se meno solitario di quanto ritenuto un tempo. Le femmine, in particolare, vivono in gruppi familiari composti dalla madre e dai cuccioli che restano con lei fino a circa due anni di età.

Un tempo diffusa in tutti in corsi d’acqua europei – continua la docente – a seguito di una caccia indiscriminata per la sua pelliccia e dell’alterazione degli ambienti acquatici per inquinamento delle acque (soprattutto da pesticidi drenati dai terreni circostanti) e distruzione della vegetazione ripariale (taglio della vegetazione per guadagnare terreni agricoli, cementificazione degli argini e sistemazioni idrauliche), la lontra è progressivamente scomparsa dai fiumi europei, fino a essere decretata estinta o sull’orlo dell’estinzione in molti paesi europei, tra cui l’Italia. Questo destino è stato condiviso con tutte le specie di lontre del mondo, tanto da portare l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) a creare un gruppo dedicato solo alla salvaguardia di queste specie (IUCN Otter Specialist Group).

Alla fine degli Anni ’80 – spiega Loy – sopravviveva solo una piccola popolazione di lontra nel sud della penisola completamente isolata dal resto delle popolazioni europee: questa situazione particolarmente critica ha portato il ministero dell’Ambiente a redigere un piano d’azione nazionale per la conservazione del mustelide. L’adozione di una protezione legale (la lontra è strettamente protetta dalla Direttiva Habitat) e la messa al bando di alcuni pesticidi, hanno consentito a partire dagli Anni ’90 un progressivo recupero delle popolazioni di lontra in Europa, portando alla rioccupazione di molte parti del suo areale storico. Processo favorito anche da alcuni progetti di reintroduzione che hanno accelerato il ritorno della lontra in Inghilterra, Olanda, Spagna e nella Svezia meridionale. Le politiche europee di conservazione delle specie e degli ambienti acquatici stanno anche favorendo l’espansione naturale delle popolazioni dall’Europa orientale, con la progressiva rioccupazione di gran parte dell’Austria, della Slovenia, della Germania occidentale, dell’Ungheria e della Repubblica Ceca. La lontra – afferma la professoressa – si sta infatti dimostrando una specie molto reattiva, in grado di recuperare velocemente tutte le aree in cui si ritrovino condizioni favorevoli. Questo fenomeno sta interessando anche l’Italia settentrionale e la Svizzera, dove la lontra si sta timidamente riaffacciando lungo i confini austriaco e sloveno. Dove è protetta e vive indisturbata da molto tempo è anche possibile vederla in azione di giorno, come ben sanno i frequentatori dell’Oasi WWF di Serre Persano in Campania. L’incremento delle popolazioni, tuttavia, è spesso accompagnato da un atteggiamento ostile da parte delle comunità locali che vedono nella lontra un potenziale competitore con le attività di pesca sportiva e commerciale (impianti di acquacoltura). È il caso ad esempio dell’Austria, dove il governo di alcuni lander ha chiesto una deroga alla Direttiva Habitat per poter abbattere ogni anno alcune decine di lontre. Questo atteggiamento è apertamente in conflitto/contrasto con le politiche di molti Paesi e in particolare dei parchi nazionali, interessati al contrario a sostenere il ritorno di questa specie simbolica degli ambienti acquatici europei, anche attraverso la promozione di progetti di reintroduzione, come nel caso del Parco del Gran Paradiso. Non a caso pochi giorni fa il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, ha finalmente potuto salutare il ritorno della lontra, scomparsa negli Anni ’70, e che, con il lupo e l’orso marsicano completa la lista di predatori dell’Appennino presenti nel parco.

La situazione in Italia – conclude Loy – è però ancora molto critica, dato che le lontre sopravvivono solo nei fiumi di alcune regioni dell’Italia centro meridionale (Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Campania e Calabria), mentre è ancora assente dalle regioni centrali e settentrionali, così come nella maggior parte dell’arco alpino (in Svizzera, dove è stata decretata la sua estinzione negli anni ’80 solo recentemente è stata segnalata di nuovo in alcuni fiumi, mentre in Francia il processo di riespansione procede molto lentamente dalle aree occidentali del paese)”.