Ermes curato dal veterinario dopo essere stato recuperato, in stato di debilitazione, lo scorso 18 agosto tra le case del paese di Casarola nel Parco dei Cento Laghi (PR) - Foto Michele Mendi

La natura le aveva dato la vita la scorsa estate tra le pareti rocciose dell’alta Val Bratica nel Parco dei Cento Laghi (PR), e forse gliela avrebbe anche tolta quasi subito se la mano dell’uomo non se ne fosse preso cura per salvarla. Una mano davvero “benevola” quella dei volontari della LIPU di Parma che, lo scorso 18 agosto, allertati da un gruppo di residenti del paese di Casarola, nel Comune di Monchio delle Corti (PR) l’avevano recuperata in stato di forte debilitazione e, dopo cure specialistiche e una breve riabilitazione al volo, erano riusciti a rimetterla in libertà, lo scorso 1 settembre nei pressi del nido.

Ermes, questo il nome dato alla giovane Aquila come riconoscimento a Ermes Valenti, uno dei primi abitanti di Casarola a segnalare la presenza in paese del rapace in evidente stato di difficoltà. La nuova vita selvaggia sembrava aver riabbracciato il ritorno di Ermes, riaccettato dai genitori che da quel giorno l’avevano preso in consegna per portarlo alla vita adulta. E ci sarebbe anche arrivato, se la mano dell’uomo non avesse deciso di togliergli la vita.

“Una mano, stavolta, “malevola” e crudele – denuncia l’ente Parchi del Ducato – che distribuisce solo inutile dolore e morte in mezzo alla natura. E magari non ne avremmo saputo più nulla della sorte di quell’Aquilotto, se durante le cure ricevute non gli fosse stato applicato sul dorso un dispositivo satellitare in grado di tracciarne gli spostamenti, operazione resa possibile grazie ad un progetto su scala panalpina del Parco nazionale dello Stelvio, del Max Planck Institute for Ornithology  e della Vogelwarte Sempach. È così che sappiamo quando Ermes è morto, dove e anche perché. Sappiamo che è morto i primi giorni di Novembre, da tre giorni si muoveva poco e ora sappiamo che probabilmente stava agonizzando per il veleno che aveva ingerito. Solo dopo aver recuperato i suoi resti e con le analisi effettuate dall’Istituto zooprofilattico di Parma è stato possibile determinare con certezza le cause della morte. Uno boccone avvelenato, uno dei tanti, uno dei troppi disseminati dalla mano dell’uomo e dal suo disprezzo per gli esseri viventi che ritiene inutili, estranei, ‘nocivi'”.

“Una notizia che ci rattrista e ci spinge a riflettere, una volta di più, sulla necessità di lavorare congiuntamente sul fronte della repressione dei reati ambientali e su quello dell’educazione ambientale e della cura dei beni comuni. Commenta così la notizia il Presidente dei Parchi del Ducato Agostino Maggiali – Una vicenda incresciosa che rappresenta per il nostro Ente una sconfitta culturale, una minaccia per la biodiversità faunistica e una sfida alla comunità locale che da sempre ha “adottato” e custodito la coppia di Aquile reali che da un ventennio nidificano nel Parco Regionale dei Cento Laghi. Ringrazio gli amici della LIPU per il grande impegno che hanno dimostrato anche in questa occasione”.

“Un grande sforzo durato mesi, e vanificato da un gesto sconsiderato e criminale – dichiara il delegato di Parma e consigliere nazionale della Lipu Michele Mendi – I Carabinieri forestali stanno indagando per cercare di individuare i responsabili del folle gesto, che mette in pericolo specie superprotette e fortemente a rischio come, appunto, i rapaci. Temiamo ora anche per la sorte dei genitori, che potrebbero aver ingerito parti dello stesso boccone. È giunto il momento – prosegue Mendi – di prevedere pene severe per chi si macchia di tali gravissimi reati. Non è più tollerabile che si possano abbandonare veleni nell’ambiente, una minaccia per tutta la fauna e per i fragilissimi equilibri dell’ecosistema appenninico”.