L’edizione 2019 del Giro d’Italia andrà in scena dall’11 maggio al 2 giugno e prevederà una 13° tappa che già desta polemiche. Da Pinerolo a Ceresole Reale, l’arrivo è fissato al Lago del Serrù: 2300 metri di quota, nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso.

Una scelta che – fa sapere Legambiente – “per il suo possibile impatto sul delicato habitat naturale dell’alta Valle Orco ha suscitato le nostre perplessità, rappresentate nel Consiglio del Parco da Antonio Farina che con una lettera ha portato la questione all’attenzione, tra gli altri, del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa”. E un motivo c’è: “Ricordiamo che la tappa finale e il circolo mediatico che accompagna la Corsa ciclistica Rosa, dovrebbe da programma occupare un luogo molto più in alto del paese di Ceresole Reale e lontano dalle infrastrutture, tuttora raggiunto solo da una carrozzabile che nelle domeniche estive viene chiusa per stemperare l’afflusso di auto”, spiega Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta. “Il frastuono dei motori di auto, camion ed elicotteri, disturberebbe gli animali del parco nel mese di maggio, stagione in cui gli stessi si trovano ancora a bassa quota a causa dell’innevamento e momento critico per gli stambecchi che devono partorire. Chiediamo quindi che il traguardo della tappa del Giro si attesti a Ceresole Reale, ai confini del Parco Nazionale”.

“Legambiente è impegnata da tempo – aggiunge Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente – affinché si realizzi una mobilità meno impattante nelle zone più delicate e di valore delle nostre montagne. Il passaggio del Giro d’Italia in Valle Orco è un momento utile ed importante per tutta l’area e la scelta di fermarsi a Ceresole costituirebbe un messaggio di grande sensibilità verso l’ambiente naturale, dispiace che venga addirittura usata come ricatto per cancellare la tappa stessa”.

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