Legge quadro animali d’affezione: nel 2019, previsto dalla manovra un milione di euro
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Un milione di euro nel 2019 per le finalità previste dalla legge quadro sugli animali d’affezione. Lo stanzia il comma 756 della legge di bilancio approvata dal Senato, accogliendo un emendamento dell’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali (a firma dei sen. De Petris, Cirinnà, Russo, Giammanco, Masini, Errani, Laforgia).

“E’ l’unica nota positiva – commenta la presidente dell’Intergruppo, on. Michela Vittoria Brambilla – in un testo che non cambia niente per i proprietari di animali d’affezione. Quindi, ultimato l’iter di approvazione della legge di bilancio, l’Intergruppo chiederà un incontro con il ministro della Salute perché la destinazione delle risorse del Fondo per l’attuazione della legge 281 sia più coerente con le effettive esigenze dei territori, che sono molto diverse. Il Paese è spaccato in due, con un Nord (Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Valle d’Aosta e Province autonome di Trento e di Bolzano e in più la Toscana) in cui il randagismo canino è sostanzialmente contenuto e un Centro-Sud dove i randagi sono molti, in alcune aree moltissimi, e la situazione appare spesso fuori controllo. Laddove la tensione è più alta si verificano, con sempre maggiore frequenza, anche i più clamorosi atti di crudeltà e intolleranza nei confronti degli animali. Basti ricordare, per tutti, alcuni episodi del 2018: l’avvelenamento di decine di cani a Sciacca (Agrigento) nel febbraio scorso o la strage di cuccioli a Furnari (Messina) o ancora la “fossa comune” di cani scoperta vicino a Marsala, le stragi di gatti a Marsala e a Lecce. All’estremo opposto – ricorda l’ex ministro – vi sono città dove i canili sono semivuoti, perché il numero dei randagi è stato ridotto e le adozioni funzionano. Preoccupante anche la condizione delle colonie feline, a volte riconosciute dalle autorità (come vorrebbe la legge), a volte mal tollerate. A fronte di 94 gattili al Nord ne sono segnalati appena 7 al Sud. E’ ora – conclude l’on. Brambilla – di varare un piano straordinario per affrontare l’emergenza randagismo nel Meridione, che preveda non solo una più equa distribuzione delle magre risorse, ma controlli più stringenti e penalizzazioni per le troppe inadempienze delle amministrazioni locali”.

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