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Avevano importato in Italia 51 cuccioli di cane di varie razze e un gatto pechinese, falsificando i documenti veterinari e stipandoli all’interno di un Fiat Ducato senza garantire minime condizioni di benessere. Per questo tre cittadini slovacchi – di 45, 42 e 51 anni – sono stati condannati in primo grado dal Tribunale di Bologna a complessivi 3 anni e 8 mesi, e al pagamento in solido di 20mila euro a titolo di risarcimento. Ai primi due, riconosciuti colpevoli del solo reato di detenzione in condizioni incompatibili, è stata inflitta la pena di un anno (il massimo previsto), mentre il terzo – titolare della ditta proprietaria degli animali – è stato condannato a un anno e otto mesi sia per detenzione incompatibile che per uso di atto falso. Lo rende noto l’Ente Nazionale Protezione Animali che ha partecipato al processo in qualità di parte civile.

I fatti risalgono al 21 dicembre 2014 quando una pattuglia della Polizia stradale ferma il Ducato sull’A1. Il veicolo cui viaggiavano il 45enne e il 42enne era diretto verso Napoli, a Frattamaggiore, dove – si sospetta – avrebbe dovuto consegnare i 52 animali agli esercizi commerciali della zona per rifornire il “mercato natalizio”. Dai successivi controlli della Asl emerge non solo che gli animali erano sprovvisti di microchip e di certificazioni sanitarie, ma che la documentazione di accompagnamento era falsa perché la vera età dei cani è poi risultata essere inferiore a quella prescritta dalla legge per le attività di compravendita. Le condizioni di viaggio erano estremamente disagevoli, perché gli animali non avevano senza possibilità di bere ed erano tenuti all’interno di gabbie prive di manutenzione e non fissate al pavimento. Come se ciò non bastasse, il vano trasporto del furgone non aveva griglie laterali per il ricambio d’aria.

«Sono soddisfatta per l’esito del processo. Infatti – commenta la presidente nazionale di Enpa – è importante che il giudice abbia inflitto ai tre il massimo della pena e che li abbia condannati a un sostanzioso risarcimento. I trafficanti devono essere colpiti in ciò che è loro più caro: il profitto. Devono capire che i traffici di esseri viventi, attività criminali contrari ai più elementari principi etici, non solo non rendono ma sono in perdita. Motivo in più, questo, per chiedere a tutti di non acquistare animali». A Natale come in ogni altro periodo dell’anno.

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