“Basta all’olio di palma nei motori, salviamo le foreste e gli oranghi. Firma la petizione #NotInMyTank su sumofus.org per lanciare un messaggio forte e chiaro alla Commissione Europea”. È questo l’appello che Legambiente lancia in Italia in vista del 21 gennaio, giorno in cui ci sarà la prima mobilitazione europea con una serie di iniziative in diverse città per sollecitare la Commissione Europea a dire basta all’olio di palma nei motori e ai sussidi previsti per questa pratica. Perché i biodiesel a base di questo olio vegetale, di sostenibile e verde hanno ben poco e contribuiscono, indirettamente, alla deforestazione e alla messa in pericolo della fauna selvatica.

Lunedì a Bruxelles i rappresentanti delle associazioni incontreranno il Commissario Europeo per l’Azione Clima e Energia, Miguel Arias Cañete, per chiedere alla Commissione Europea, che si dovrà pronunciare il 1 febbraio, di rispettare gli impegni presi con il Parlamento Ue di far cessare subito i sussidi ambientalmente dannosi e anticipare entro il 2025 la messa al bando dell’olio di palma nei biocarburanti prevista al momento per il 2030.

La campagna ha per simbolo un orango ed è stata pensata per accendere i riflettori sull’olio di palma usato anche nei biocarburanti, per informare e sensibilizzare i cittadini – l’87% degli italiani non sa di mettere questa materia prima nei propri serbatoi quando va a fare rifornimento (dato sondaggio Ipsos) – e invitarli a firmare la petizione lanciando così, tutti insieme,  un messaggio forte e chiaro alla Commissione Europea. L’Italia, dopo la Spagna, è il secondo maggiore produttore di biodiesel da olio di palma in tutta Europa: nel 2017, insieme a Spagna e Paesi Bassi, la Penisola ha raffinato l’83% di questo olio vegetale responsabile della deforestazione delle foreste equatoriali e della riduzione di biodiversità. L’ENI, con la bioraffineria a Porto Marghera a Venezia, è oggi il principale cliente italiano dei produttori mondiali di olio di palma.

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