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Salamandrina dagli occhiali, l’anfibio endemico protagonista del Festival di Sanremo
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La striscia

San Remo, anno 2019, categoria ‘big’: quale porta fortuna può essere più efficace di una Salamandrina, per vincere il Festival della canzone italiana? Proprio lei, la salamandrina è, infatti, l’anfibio protagonista della maglietta che l’Ente di gestione delle Aree protette dell’Appennino piemontese ha donato – tenendo tutte le dita incrociate – a Maurizio Carucci degli Ex Otago che parteciperà alla prossima rassegna sanremese. È quanto scrive Piemonte Parchi nel commentare l’iniziativa dell’ente in occasione della 69esima edizione del festival.

“La Salamandrina – scrive Piemonte Parchi – più precisamente Salamandrina dagli occhiali, è un anfibio dalla duplice rappresentatività: è un importante endemismo dell’Appennino italiano che unisce idealmente il tratto ligure-piemontese con il resto della catena montuosa più antica del Paese e rappresenta la nascente Area protetta dell’Alta Val Borbera. La Salamandrina dagli occhiali settentrionale o Salamandrina di Savi (nome scientifico Salamandrina perspicillata) è sicuramente una delle specie meno conosciute ma rappresenta un fiore all’occhiello dell’Italia essendo un endemismo esclusivo dell’Appennino. La nostra salamandra – prosegue – non è facile da vedere in natura: trascorre, infatti, la giornata sotto i sassi, sotto mucchi di foglie o sotto le cortecce ed esce soltanto di notte o, eccezionalmente, dopo le piogge. Gli adulti hanno abitudini prevalentemente terrestri e soltanto le femmine possono essere osservate vicino a pozze d’acqua, nel periodo della deposizione delle uova.

La Salamandrina di Savi è un ottimo bioindicatore, per cui la sua presenza sul territorio indica una buona qualità dell’ambiente in cui vive e delle acque in cui si riproduce. Un eccessivo prelievo idrico e uno sfruttamento troppo intenso delle risorse boschive possono compromettere la specie: analogamente, i cambiamenti climatici non si sa ancora quali impatti potranno avere sulle popolazioni di questo delicato anfibio. Queste motivazioni – conclude – hanno contribuito a inserire la specie tra quelle protette dalla Convenzione di Berna del 1979, ratificata dall’Italia con Legge n.503/1981, così come dalla Direttiva Habitat 92/43/CCE e da molte Leggi regionali”.

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