Xylella, il contagio avanza verso nord: a Monopoli primo ulivo in quarantena
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Per fermare l’avanzata verso nord della Xylella serve un deciso cambio di passo dopo le incertezze ed i ritardi che hanno provocato l’avanzata inarrestabile del batterio che ha già causato 1,2 miliardi di danni. È quanto afferma la Coldiretti in riferimento alla messa in quarantena del primo ulivo che sarà incappucciato, con una rete antinsetto per evitare la propagazione del batterio che secca gli ulivi, domani giovedì 14 febbraio 2019 sotto la vigilanza dei Carabinieri Forestali su mandato della Procura di Bari in Contrada Caramanna n. 576 a Monopoli, il punto più settentrionale del contagio.

“La copertura – sottolinea la Coldiretti – si è resa necessaria dopo che la magistratura ha bloccato l’espianto dell’ulivo infetto che, essendo ‘corpo del reato’, non può essere neppure sfiorato e per questo è stata costruita una vera e propria struttura in tubi in acciaio che consentirà di posare la rete antinsetto ad una distanza di 50/70 centimetri dall’albero stesso. Dopo i ritardi accumulati nella presentazione alla conferenza Stato Regioni del decreto per far partire il piano di interventi – continua la Coldiretti – occorre una decisa accelerazione con le risorse adeguate per gli agricoltori colpiti e le necessarie ‘eradicazioni chirurgiche’ che, se fossero state fatte prima, avrebbero risparmiato alla Puglia e all’Italia questa situazione drammatica. Non c’è più spazio per negazionisti e ricostruzioni fantasiose che hanno consentito al vettore di continuare ad infettare centinaia di migliaia di esemplari anche monumentali. In sei anni – precisa la Coldiretti – si sono susseguiti errori, incertezze e scaricabarile che hanno favorito l’avanzare del contagio che, dopo aver fatto seccare gli ulivi leccesi, ha intaccato il patrimonio olivicolo di Brindisi e Taranto, arrivando pericolosamente proprio a Monopoli, con effetti disastrosi sull’ambiente, sull’economia e sull’occupazione.

Non mancano le responsabilità regionali e anche comunitarie e sotto accusa – continua la Coldiretti – è il sistema di controllo dell’Unione Europea con frontiere colabrodo che hanno lasciato passare materiale vegetale infetto poiché il batterio che sta distruggendo gli ulivi pugliesi è stato introdotto nel Salento dal Costa Rica attraverso le rotte commerciali di Rotterdam. Una politica europea troppo permissiva che consente l’ingresso di prodotti agroalimentari e florovivaistici nell’Ue senza che siano applicate le cautele e le quarantene che – conclude la Coldiretti – devono invece superare i nostri prodotti quando vengono esportati”.

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