Dossier “Biodiversità a rischio”, farfalle in declino continuo dal 2000

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L’Italia non è solo il Paese europeo più ricco di biodiversità, ma è anche quello che vanta un gran numero di farfalle. Ne conta 289 specie: in particolare la Sardegna e l’Arcipelago toscano ospitano numerose specie endemiche, cioè che non vivono in nessun altro luogo al mondo, e molte farfalle tipiche del continente si aggiungono alle faune insulari creando combinazioni uniche di specie. Preziosi e principali impollinatori, le farfalle insieme alle api, ai sifiridi e alle falene, sono un elemento di forza per gli ecosistemi sani, sono specie fondamentali dal punto di vista economico e sociale, e sono le sentinelle dell’ambiente. Avvertono infatti in maniera forte le conseguenze del cambiamento climatico (che influisce ad esempio sul periodo di fioritura delle piante del cui nettare si nutrono ad esempio gli insetti), nonché dell’uso spinto della chimica, cioè dei pesticidi, in agricoltura intensiva.  In Europa, l’84% delle specie coltivate e il 78% delle specie di fiori selvatici dipendono, almeno in parte, dall’impollinazione animale. Secondo la Commissione Europea quasi 15 miliardi di euro della produzione agricola annua dell’UE sono attribuiti direttamente all’impollinazione ad opera degli insetti. Eppure queste specie oggi, insieme a tanti altri animali selvatici, sono in pericolo.

A parlar chiaro sono gli ultimi dati disponibili su queste specie che Legambiente ha raccolto nel dossier “Biodiversità a Rischio” lanciato oggi in occasione della giornata mondiale della biodiversità. L’Italia pur essendo il paese europeo più ricco di biodiversità – custodisce circa il 37% del totale della fauna euromediterranea – dal 2000 ha visto un continuo declino delle farfalle. Nello specifico, delle 289 specie di ropaloceri valutate dalla Lista Rossa IUCN delle farfalle, una – la Lycaena helle – è estinta nella regione in tempi recenti (1926); 18 (pari al 6.3% delle specie valutate) sono quelle minacciate di estinzione e per 2 specie i dati disponibili non sono sufficienti a valutare il rischio di estinzione. Le specie quasi minacciate rappresentano un ulteriore 5,6% dei ropaloceri italiani. Tra le specie di ropaloceri valutate in pericolo critico (CR) c’è ad esempio l’Euphydryas maturna, tra quelle valutate in pericolo (EN) ci sono ad esempio la P. exuberans e la P. Humedasae. Senza contare che le farfalle sono tornate anche nel mirino dei bracconieri e del mercato nero, come dimostrano gli ultimi fatti cronaca registrati al santuario delle farfalle dedicato alla memoria di Ornella Casnati sull’isola d’Elba. Qui sono sparite le foglie nutrici e sono state vendute on line coppie di Zerynthya Cassandra (lepidottero endemico di un’area dell’Elba), a denunciare il fatto la stessa Legambiente. Per quanto riguarda invece le api, secondo gli ultimi dati della Lista Rossa Europea dedicata a questi insetti, il 9,2% delle 1.965 specie di api selvatiche è in via di estinzione (IUCN, 2015). Inoltre, secondo la Fao, in Europa il 37% delle api è in declino.

Il dossier contiene, inoltre un focus, sull’orso marsicano con un contributo a firma di Antonio Carrara, ex Presidente del Parco Nazionale D’Abruzzo di cui Legambiente ha chiesto la riconferma al vertice dell’Ente per l’ottimo lavoro svolto negli ultimi cinque anni. L’ultimo capitolo del report è invece dedicato all’importante ruolo che l’Europa ha svolto e che continua a svolgere nella tutela della biodiversità a partire dallo strumento della Direttiva Habitat, che dal 1992 è il pilastro della politica comunitaria di protezione della natura assieme alla Direttiva 200/17/CE sulla conservazione degli uccelli selvatici. La Direttiva Habitat per altro ha istituito la Rete Natura 2000, il network europeo, che si pone come obiettivo quello di proteggere e conservare gli habitat e le specie, animali e vegetali, identificati come prioritari dagli stati dell’UE.

“Oggi – dichiara Antonio Nicoletti, responsabile aree protette Legambiente – ci troviamo a dover affrontare una serie di sfide ambientali in costante aumento e – soprattutto – siamo ancora lontani dal centrare l’obiettivo principale promosso dell’UE di “porre fine alla perdita di biodiversità e al degrado dei servizi ecosistemici nell’Unione Europea entro il 2020 e ripristinarli nei limiti del possibile”.

Tra i nemici della biodiversità ci sono anche i cambiamenti climatici, che stanno determinando la modifica della composizione della vegetazione alla quale i ropaloceri sono sensibili. Inoltre, come sottolinea la lista rossa delle farfalle italiane, le temperature invernali più alte della media e i cambiamenti nel regime delle precipitazioni, sono causa della diminuzione dello spessore del manto nevoso sotto il quale svernano le larve della maggior parte delle specie strettamente alpine, come quelle del genere Erebia. E poi i danni causati dalla tempesta Vaia che lo scorso ottobre ha interessato le regioni italiane del nord-est (Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia-Giulia) con venti che in alcuni casi hanno superato i 200Km/h, testimonia come gli eventi metereologici, in questo caso “aiutati” da un’estate più calda della media e il conseguente riscaldamento prolungato delle acque del Mediterraneo, diventino sempre più estremi e catastrofici, con conseguenze anche sulla nostra economia. Senza dimenticare del cosiddetto fenomeno della tropicalizzazione del Mediterraneo con un lento aumento della temperatura e acidificazione.


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