“Montecitorio plastic free”. Ma spuntano bottigliette di plastica (e yogurt) al distributore

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Elena Livia Pennacchioni
Vedo il mondo da 1 metro e 60, l'altezza al garrese del mio Attila. Sono l'addetta stampa della biodiversità, romana di nascita e veronese d'adozione, ma con il cuore ha in Umbria. Scrivo di animali, piante e qualche volta di come l'uomo riesce a salvarli!

Accadde oggi, una settimana fa: il Collegio dei Questori stabilì che a Montecitorio, in ogni punto ristoro dei palazzi della Camera, nessun parlamentare avrebbe più dovuto utilizzare o potuto comprare acqua contenuta in plastica monouso. Era il 19 luglio e all’ombra della colonna augustea, dai ristoranti, dai bar, dalle buvette e dalle sale riunioni degli organi collegiali della Camera partì la crociata: acqua in vetro o della rete idrica pubblica, altrimenti gli onorevoli avrebbero potuto anche soffrire la sete. Tra gli alfieri della novella causa ambientalista apparve presto il Presidente della Camera Roberto Fico, che chiosò: “Un piccolo passo per la Camera ma un segnale importante, che risponde anche all’appello lanciato dal ministro dell’Ambiente Costa qualche mese fa. Dimostriamo con questo gesto che le istituzioni sono in prima fila per la tutela dell’ambiente”. E a seguire svariati proclami di thunbergiana memoria, che hanno sempre il gran difetto – tipico degli atteggiamenti ipocriti – di lasciare sotteso quel giudizio morale che ti invita istintivamente a diffidare delle parole e a fidarti piuttosto degli eventuali fatti compiuti.

Poi succede che il caso ci mette lo zampino e Greta, i 5 Stelle e la sostenibilità ambientale della domenica cadono su uno snack, insieme a una guerra santa messa in piedi in quattro e quattr’otto: un parlamentare in cerca di uno spuntino raggiunge un distributore automatico e scopre che i crociati si sono dimenticati del santo sepolcro e della terra promessa: un piano sotto alle schiacciatine, tra i biscotti e i taralli, le bottiglie d’acqua di plastica – naturale e frizzante – sono pronte per essere selezionate e prelevate dall’apposito cassetto. Immaginiamo la sorpresa di quell’onorevole, Francesco Lollobrigida, che come un moderno Pasquino – non dimentico della paternale pentastellata – affida a Twitter anche foto documentale: “Roberto Fico, ma per Montecitorio #PlasticFree cosa intendi esattamente? #bufale5stelle“.

E aggiungiamo noi: un distributore tiene 64 bottiglie. Se il palazzo del potere legislativo si estende per 60mila metri quadrati e ospita 600 uffici, quante bottiglie di plastica si annidano ancora tra i suoi angoli? Inoltre Presidente, se osserva bene l’ultimo ripiano, si accorgerà che c’è anche dello yogurt con parte della confezione in plastica. Possiamo considerare un infedele pure quello?


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