La tecnologia consuma energia per il 3% delle emissioni mondiali, ecco come ridurne l’impatto

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“Con l’attuale tasso di crescita, Internet potrebbe consumare un quinto di tutta l’elettricità mondiale già nel 2030”

Collocare i server in luoghi freddi, rendere la tecnologia più efficiente, applicare la ‘sobrietà digitale’. Sono queste le tre indicazioni utili, fornite dalla Società Italiana di Medicina Ambientale per ridurre il più possibile le emissioni derivanti dal consumo energetico dei dispositivi elettronici, mentre è in corso di svolgimento a Madrid COP25 la Conferenza sul Clima dell’ONU. Per SIMA appare quindi necessario e urgente un cambio di passo, alla luce anche degli ultimi dati negativi relativi all’incremento delle emissioni climateranti da gas naturali, nonostante una parziale riduzione di CO2.
“Le emissioni derivanti dal consumo energetico dei dispositivi ICT come computer, data center, apparati di rete e altri dispositivi elettronici, come smarthphone e monitor, e quelle derivanti dal consumo energetico per estrarre i materiali che compongono l’oggetto e l’energia utilizzata per fabbricarlo, così come l’energia usata durante la fase di utilizzo, si stimano al 2020 pari al 3-3,6% delle emissioni mondiali e i modelli sviluppati prevedono al 2040 un impatto minimo di circa il 7% e uno massimo di circa il 14%”, spiega Alessandro Miani, Presidente di SIMA. 
“A questo – aggiunge – dovremo aggiungere il costo energetico ed il relativo incremento di emissioni climateranti dovute allo smaltimento e riciclo a fine vita degli oggetti. Un impatto notevole sul pianeta in termini di emissioni di anidride carbonica (CO2), metano (CH4), protossido di azoto (N2O), idrofluorocarburi (HFCs), perfluorocarburi (PFC) e l’esafluoruro di zolfo (SF6)”. 
“Come porre rimedio? Tre le strade percorribili. Primo: collocare le centinaia di migliaia di server in luoghi freddi, per evitare i consumi energetici atti al loro necessario continuo raffreddamento. Secondo: rendere la tecnologia più efficiente, ad esempio evitando, per chi ascolta musica di dover vedere anche i video (a livello mondiale il solo streaming di video ha prodotto nel 2018 emissioni pari a quelle di una nazione come la Spagna e l’eliminazione dei video per chi ascolta musica ridurrebbe le emissioni del 5%, pari a 11 milioni di tonnellate/anno di CO2). Terzo: applicare la ‘sobrietà digitale’, ossia un uso più consapevole del world wide web, partendo dallo scambio di foto, video, audio, che da soli comportano un consumo energetico notevolissimo (quello che più ‘pesa’ più consuma). Infatti – rimarca Miani – si stima che con l’attuale tasso di crescita, Internet potrebbe consumare un quinto di tutta l’elettricità mondiale già nel 2030”. 
“Seguano tutti il buon esempio di Apple, che si è già riconvertita al 100% alle energie rinnovabili e poniamo in essere leggi per debellare l’obsolescenza pianificata.  Non bisogna infatti sottovalutare quale sarà l’impatto tra 20-30 anni del costo di smaltimento di batterie, pannelli fotovoltaici/solari e dei dispositivi ICT”, conclude il Presidente di SIMA.


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