Green New Deal: le priorità per l’Italia tra incompiute e mai partite
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Il contributo di Legambiente al governo e al dibattito pubblico per aumentare la qualità della vita, recuperare ritardi nelle infrastrutture, produrre un salto di qualità nella modernità

Diga sul fiume Metrano non ancora compiuta, Reggio Calabria
Diga sul fiume Metrano non ancora compiuta, Reggio Calabria

Sono 170 le opere pubbliche individuate da Legambiente per fare aprire i cantieri e rilanciare investimenti e occupazione: molto diverse tra di loro per consistenza e per impegno finanziario, sono tutte bloccate o procedono a rilento. L’associazione ha realizzato un elenco certosino, suddiviso per Regione e per tipologia di intervento – messa in sicurezza, bonifica, trasporti, infrastrutture – di opere grandi, medie o piccole che consentirebbero agli italiani di vivere meglio. I criteri adoperati per la loro selezione sono quelli dell’utilità per i cittadini e i territori, del miglioramento della sicurezza sismica, idrogeologica e sanitaria, dell’innovazione nel sistema della mobilità, di un minore consumo delle risorse naturali e di materia, della transizione energetica.
Ci sono, per esempio, la bonifica delle falde delle province di Vicenza, Padova e Verona dai Pfas per garantire l’acqua potabile, la messa in sicurezza della falda acquifera inquinata del Gran Sasso in Abruzzo, la bonifica della Valle del Sacco nel Lazio, la bonifica in Calabria di oltre 10 milioni di metri quadrati di coperture in eternit, sempre in Calabria i 129 comuni in infrazione europea per la mancata e cattiva depurazione, il porto di Gioia Tauro senza collegamento ferroviario, la diga sul Metrano ancora incompiuta nonostante abbia inghiottito un mare di denaro pubblico. In Veneto un quarto degli interventi ritenuti urgenti nel 2010 per la mitigazione del rischio idrogeologico è ancora da cantierare. In Campania, pur essendoci finanziamenti disponibili, i Comuni non riescono a individuare i siti e realizzare gli impianti necessari per far funzionare il ciclo dei rifiuti. La linea ferroviaria Pontremolese che collega Parma con La Spezia passando per la Toscana è per il 50% a binario unico, nonostante rappresenti un pezzo potenziale del corridoio Tirreno-Brennero. Roma aspetta, da oltre vent’anni, l’avvio dei lavori per gli ultimi 10 chilometri dell’anello ferroviario. Il nodo ferroviario di Genova tra crisi aziendali e attese giudiziarie è un cantiere infinito.
Naturalmente, c’è Taranto e la bonifica di vaste aree a carico del pubblico di cui non è dato conoscere ancora “il quando e il come” degli interventi da effettuare nonostante l’andirivieni di vari commissari straordinari e gli 800 milioni di euro della transazione con la famiglia Riva.
Per le opere di cui è stato possibile avere il dato economico, gli investimenti già stanziati che aspettano di essere ben spesi sono pari a 15.871 milioni di euro mentre gli investimenti che aspettano di essere finanziati sono pari a 14.190 milioni di euro.
Il dossier individua anche 11 emergenze nazionali in attesa di risposte concrete, che vanno dal risanamento dei siti inquinati industriali agli impianti di depurazione, dalla bonifica delle discariche abusive alla necessità di avere discariche per il corretto smaltimento dell’amianto, dal deposito per le scorie radioattive a media e bassa attività allo smantellamento delle piattaforme offshore non produttive, dagli interventi di adattamento e riduzione del rischio idrogeologico all’abbattimento degli edifici abusivi, dalla ricostruzione post terremoto alla costruzione di impianti anaerobici per la produzione di biometano e compost di qualità, fino all’innovazione tecnologica nei piccoli comuni per fermare lo spopolamento delle aree interne.   
“Gli interventi che mettiamo in evidenza sono coerenti con la lotta ai cambiamenti climatici – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – farebbero aumentare la qualità della vita, recuperare ritardi nelle infrastrutture, produrre un salto di qualità nella modernità: interventi che danno concretezza agli ingenti investimenti che si prevedono a livello nazionale ed europeo per il Green New Deal. Alla luce del piano presentato dalla Commissione europea con lo stanziamento di mille miliardi di euro per le politiche ambientali e climatiche, una parte importante di queste risorse deve finanziare il Green New Deal italiano, dando priorità a queste 170 opere”.
“Sono circa 20 anni – aggiunge Maria Maranò della segreteria di Legambiente e curatrice del rapporto Green New Deal italiano – che si interviene con leggi speciali per sbloccare i cantieri, dai nomi salvifici – Legge Obiettivo (governo Berlusconi), Sblocca centrali (Berlusconi), Sblocca Italia (Renzi), Sblocca Cantieri (Conte 1) – che si accompagnano solitamente con una moltiplicazione di commissari straordinari; ma la realtà ha dimostrato che gli effetti di queste norme, quando non fanno danno, sono poco efficaci”.

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