Crollo palazzina a Catania, i geologi: “Non cedimenti strutturali ma cambiamenti geostatici”
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“Il crollo di due giorni fa della palazzina nel centro storico di Catania ripropone il problema della scarsa conoscenza della pericolosità e dei rischi dovuti alla geologia urbana, quindi all’affioramento di rocce cedevoli, alla presenza di cavità sotterranee, al dilavamento legato a perdite nelle reti idriche e ad altri fenomeni legati direttamente alla natura geologica dei terreni su cui si edifica, tra cui nella città etnea, le gallerie di scorrimento lavico”. Questo il commento di Fabio Tortorici Presidente della Fondazione Centro Studi del Consiglio Nazionale dei Geologi intervenendo sul cedimento di parte di una palazzina nella sera tra il 19 e il 20 gennaio nella città siciliana.

La palazzina crollata a Catania
La palazzina crollata a Catania

“Le indagini sulle cause del crollo – prosegue Tortorici – sono ancora in corso, ma la dinamica dei segni premonitori e degli eventi sono in relazione più che a problemi strutturali del fabbricato, ad una modifica degli equilibri geostatici e alle caratteristiche dei terreni di fondazione. In questo caso come in tantissimi altri, l’intervento dei vigili del fuoco ha evitato il peggio, ma certamente, la presenza di un geologo permetterebbe nei sopralluoghi e nelle fasi di emergenza, di riconoscere quelle fenomenologie che per oltre il 40% sono la causa dei crolli di edifici, ponti, strade e di tutte le strutture che interagiscono col terreno. È risaputo – conclude il geologo siciliano – che l’Italia è una nazione in cui oltre il 15% della popolazione risiede in aree ad elevato e medio rischio idrogeologico ed in cui mediamente ogni cinque anni un terremoto distruttivo semina danni e vittime. A tal proposito non posso fare a meno di esprimere il mio disappunto riguardo l’entrata in vigore (poco più di un anno fa) di un Decreto Legislativo sull’ordinamento del personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco che non prevede la figura del geologo in ruoli operativi”.

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