Venerdì Santo a Montecassino, ma chi c’era sul Monte Cairo?

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1944 – LINEA GUSTAV
Di Angelo Pennacchioni
Il sette aprile del 1944 cadeva di venerdì. Venerdì Santo, ma sulle pendici del Monte Cassino stava per esplodere quella sanguinosa battaglia che poi a giugno portò gli eserciti alleati a Roma.
Fulcro di quella tempesta di fuoco e di bombe anche sull’Abbazia, dove Benedetto da Norcia aveva fondato il suo Ordine, il Monte Cairo che domina la consolare Casilina.
Già, ma chi c’era su quel massiccio?
Ve lo facciamo raccontare in tre puntate da “Alleluia da Montecassino” spulciando qua e là fra oltre duecento pagine. Con il gentile consenso degli eredi. Un libro inedito ma corretto, anche nelle bozze, dal suo autore Alberto Coppo, docente di lettere e pedagogia, giornalista e scrittore prematuramente scomparso.
CHI C’ERA SUL MONTE CAIRO?
Ans Maisner aveva venti anni, già da due era partito da Dresda e da mesi stava inchiodato sulla collina a guardia della Casilina, e aveva visto morire tanti amici, l’ultimo il vecchio Alan, che lo aveva protetto come un padre, che quando veniva a visitarlo nella buca gli dava un pugno sulla spalla. “Coraggio Cucciolo! Un giorno finirà e ritornerai a Dresda ed io verrò a chiederti di farmi un ritratto!
Si da due giorni ne aveva abbozzati molti sull’album, su tutti i fogli che gli erano capitati, ne aveva inciso anche uno sulla pietra che gli serviva da tavolino……….
“Povero Cucciolo” le ultime parole di Alan il gran soldato che adesso giaceva in un angolo di terra defilato segnato da piccole croci….
Grande e nera, con un lenzuolo bianco ripiegato sui bracci, come nelle processioni del Cristo Morto, era invece la Croce che aveva visto uscire tre mesi prima dalle rovine dell’Abbazia….
….Per quale mistero dunque all’improvviso migliaia di uomini di lingua e religioni diverse, divisi dall’odio erano rimasti immoti ed in silenzio…?
Anche Gion Barbieri se l’era domandato e non aveva trovato risposta.
Gion Barbieri era arrivato a Cassino proprio il giorno del gran bombardamento…duecento settanta fortezze volanti sopra l’Abbazia, quintali e quintali d’esplosivo, e sul rombo l’urlo delle migliaia di rifugiati, dei massacrati, il terrore e la morte sull’isola di pace….egli era sbarcato  di notte all’aeroporto di Capodichino. ….poi in autocarro nella notte a fari spenti fino ad una tenda……Era entrato aveva porto un foglio ad un maggiore: “Ah siete il tenente Gion Barbieri, californiano; io sono Meredit di Olimpia. Ci conosceremo meglio siete arrivato giusto in tempo per prendere posizione prima dell’alba: c’è un capitano lassù, sa il fatto suo, è un diavolo…”
Così l’alba del 15 febbraio 1944 l’aveva sorpreso in una buca con altri dieci condannati alla gloria su un cucuzzolo a guardia della Casilina, informato a sufficienza della necessità di non agitarsi troppo, perché i Diavoli Verdi sparavano davvero.
Perché si domandava Gion Barbieri: “Perché? Ritorneremo un giorno uomini? Rifiorirà la bontà dopo tanto sangue e tanto odio?”
Ecco Gion Barbieri da Santa Giustina di California non sapeva trovare una risposta. Proprio come Ans Maisner il soldatino di Dresda che annidato con la sua mitragliatrice disegnava piangendo il ritratto di Alan ed era pronto a sparare come Gion Barbieri….
…E sul monte Cairo più in alto di Gion Barbieri e di Ans Maisner  dietro una di quelle gobbe che sembrano una vetta a chi ascende da Cassino…e dal sommo scoprono altre gobbe più alte verso il cielo, c’era un bambino: Marco.
Un bimbo di tre anni e stava giocando, su una radura, davanti ad una grotta con un cagnolino…
…Marco sul monte Cairo c’era stato portato molto tempo prima che sul monte Cairo arrivassero Hans Maisner e poi Gio Barbieri, ce lo avevano portato, fuggendo da Cassino il vecchio Pasquà e gli altri, perché era rimasto solo….il padre in Russia disperso? La madre gli era morta sotto il bombardameto….
(Da Alleluia da Montecassino di Alberto Coppo. Capitolo I -continua)


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