“I cani non sono serbatoio d’epidemia”: Enpa contro il nuovo studio canadese
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Cani randagi serbatoio epidemia? Enpa: “Basta gettare ombre sugli animali, per noi altrettanto autorevole studio che li considera scudo protettivo”

“Dopo serpenti, pangolini e pipistrelli, la scienza punta ora il dito contro i cani randagi, indicati da uno studio dei ricercatori dell’Università di Ottawa come il possibile animale intermedio da cui il Covid 19 ha fatto il salto all’uomo”, fa sapere l’ENPA in una nota.
Carla Rocchi, la Presidente nazionale, fa sapere: “Ogni giorno ci sono nuove ipotesi scientifiche che coinvolgono anche cani e gatti e che, seppur sottoscritte, rischiano di gettare ombre e dubbi sugli animali a 360 gradi. Per noi altrettanto autorevole è lo studio condotto dal Gruppo di Ricerca Covid dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, pubblicato sulla rivista dell’Istituto Pasteur di Parigi ‘Microbes and Infection’ secondo il quale la vicinanza agli animali domestici e ai bovini può aumentare le difese immunitarie “naturali” dell’uomo in modo da attenuare i sintomi di una eventuale infezione”.
L’Ente Nazionale Protezione Animali ricorda che lo studio scientifico del Gruppo di Ricerca Covid dell’Università Cattolica del Sacro Cuore rivela che gli animali non rappresentano affatto un pericolo per l’uomo ma al contrario, aiutano l’uomo. “Gli animali sono un’incredibile risorsa per noi – afferma Carla Rocchi, Presidente Nazionale Enpa – oggi più che mai dobbiamo rendercene conto e agire di conseguenza senza alimentare psicosi ingiustificate che potrebbero tradursi in colpevoli abbandoni e in episodi di maltrattamento. Serve – conclude Rocchi – una maggiore responsabilità”.

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