Covid19: il caso della Regione Toscana, l’unica dove si può cacciare
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La Regione Toscana è attualmente l’unica in Italia ad aver autorizzato gli abbattimenti selettivi di fauna selvatica con un’ordinanza del presidente di regione Enrico Rossi. Una decisione letta in due modi diversi che riapre l’annoso “dibattito” tra mondo animalista e mondo venatorio. Ma in principio, la norma del legislatore consente un generico “spostamento delle guardie venatorie volontarie incaricate dalla polizia provinciale di effettuare gli interventi di controllo” secondo gli interventi che si eseguirebbero normalmente. Il che significa che sarebbero cacciabili caprioli, cinghiali, volpi, piccioni, minilepre e storni, i quali ultimi necessiterebbero però comunque di una specifica e motivata delibera di “prelievo in deroga” ai sensi della direttiva europea “Uccelli”.

La levata di scudi di Enpa, Lav, Lac, Lipu e WWF è unanime e riporta: “Nell’ordinanza emanata dal Presidente Rossi assistiamo al solito elenco di pretestuose e generiche motivazioni, dalla sicurezza stradale – in un periodo dove non circola quasi nessuno – alla tutela delle produzioni agricole. Si violano così i principi dei Decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri che hanno già escluso ogni attività connessa alla caccia – in cui ricade anche il controllo faunistico, regolamentato dalla legge 157 del 1992 sulla tutela della fauna”. Inoltre, la legge nazionale sopra citata non contempla affatto nel controllo faunistico l’ausilio di “volontari”, siano essi guardie venatorie o meno: queste ultime possono infatti essere coinvolte solo se “dipendenti dalle amministrazioni provinciali”. Tantomeno esiste alcun potere di delega, da parte delle polizie provinciali, all’arbitrario ricorso a figure private per compiere gli abbattimenti. Evidentemente, la regione Toscana ancora una volta dichiara guerra agli animali – non solo selvatici – al fine di accontentare le lobby venatorie. Neanche le sei sentenze della Corte Costituzionale, che rendono illegittimo il ricorso a figure private per compiere inutili ed ingiustificabili abbattimenti, sono state sufficienti per costringere il mondo della caccia al rispetto delle regole nazionali”.

Risponde la Federazione Italiana della Caccia, con le parole di Massimo Buconi, presidente nazionale: “Il regolare svolgimento delle operazioni di controllo faunistico è un’attività di carattere pubblico essenziale per la tutela delle colture agricole, soprattutto in questo particolare periodo dell’anno nel quale avvengono le semine primaverili di oleaginose, cereali e orticole di pieno campo, nonché la ripresa vegetativa dell’arboricoltura, dei vigneti e dei frutteti, che possono essere danneggiati da una eccessiva presenza di fauna problematica, ma anche per limitare il pericolo potenziale per la pubblica incolumità e per la sicurezza della circolazione stradale. Sono felice che una delle regioni che più si connota per le produzioni agricole di pregio abbia risposto all’allarme che da più parti gli agricoltori e le loro associazioni di categoria, Coldiretti in primis avevano lanciato sui danni derivanti da una assenza di controllo sulle specie impattanti – ha proseguito – Ma il riconoscimento della caccia come utile strumento di gestione direi che, per così dire, si legge fra le righe dell’ordinanza toscana e questo mi fa ben sperare per il prossimo inizio della stagione venatoria”.

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