Traffico post-Covid, le città rischiano il collasso: “Si attui un piano per la mobilità sostenibile”

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“La fine delle restrizioni per la gestione di emergenza di contrasto della diffusione del Covid-19 porterà una nuova condizione di emergenza traffico nelle città italiane”, si legge nel testo della lettera che oltre venti associazioni nazionali di mobilità sostenibile hanno inviato al Governo. Tra queste Fiab, la Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta.
“Lo scenario è quello per cui l’uso del trasporto pubblico locale sarà fortemente ridotto, sia a causa del mantenimento delle restrizioni, sia causa della sfiducia della popolazione nel prendere i mezzi pubblici. Il trasporto pubblico locale sposta quote rilevanti di cittadini, fino al 55% nelle grandi città, a cui si aggiunge l’enorme movimento di persone che usano i treni pendolari. Fatto tutto ciò che si potrà per mantenere e migliorare i servizi di trasporto pubblico, si può facilmente prevedere che quote importanti di questi spostamenti abbandoneranno il trasporto pubblico e cercheranno altre modalità di spostamento”.
E allora, prosegue la lettera: “In assenza di interventi è facile prevedere che molti sceglieranno di muoversi in automobile, (i dati preliminari provenienti dalla Repubblica Popolare Cinese vanno in questa direzione) e se questo dovesse avvenire, avremo certamente il collasso della mobilità nelle città italiane, a partire dalle città metropolitane. Siamo fortemente preoccupati dall’insorgenza, fuori dal contesto internazionale, di questo fenomeno e la riteniamo una grave sciagura per tutti, da evitare con la massima cura”.
Uno scenario che effettivamente si sarebbe già manifestato in altri Paesi: “Per evitare questa situazione si stanno prendendo decisioni utili a gestire questa fase transitoria rafforzando la mobilità alternativa all’auto, tra questi si rilevano già i casi di Budapest, Bogotà, Philadelphia, Minneapolis, Oakland, Vancouver, Calgary, Vienna, Città del Messico, Berlino e Londra.

LE SOLUZIONI PROPOSTE
“Si pone dunque il problema di garantire altre forme di mobilità alternative all’auto. La creazione di corridoi per la mobilità di emergenza è la soluzione già prospettata all’estero e prevede di assegnare corsie dedicate alle forme di mobilità alternative all’auto lungo tutte le principali direttrici urbane, in modo da convogliare su queste le quote di mobilità che si perderanno dal trasporto pubblico, almeno nelle parti più congestionate delle città. È d’altro canto fondamentale garantire ai cittadini forme di mobilità attiva, sia per la salute personale che collettiva, anche in virtù di una migliore qualità dell’aria, soprattutto in ambito urbano”.
Tra i punti che le associazioni hanno portato all’attenzione del Governo, c’è l’ntroduzione, già dal prossimo “decreto aprile”, di forti incentivi economici e finanziamenti per il potenziamento della mobilità attiva come alternativa all’uso dell’auto privata e complementare al trasporto pubblico; il contenimento della domanda e dei picchi di mobilità lavorativa e commerciale, promuovendo in modo diffuso lo smart working come modalità facoltativa di lavoro con priorità per i pendolari extraurbani e l’istituzione di un gruppo di lavoro tecnico-scientifico che coordini e armonizzi le misure proposte su tutto il territorio nazionale all’interno di un Piano di Mobilità di Emergenza/Transizione Covid-19 .

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