“Se dopo la Sars avessimo chiuso i mercati di animali vivi, non saremmo ostaggio della pandemia”

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“L’epidemia da Coronavirus non si sarebbe mai diffusa se 17 anni fa, dopo la SARS, i cinesi avessero chiuso i mercati di animali selvatici vivi. Le soluzioni migliori sono quelle sociali”. Parola di Jared Diamond, biologo, antropologo, geografo, linguista e ornitologo americano, membro dell’Accademia delle Scienze USA e vincitore del Premio Pulitzer con “Armi acciaio e malattie”, che il WWF ha intervistato nei giorni scorsi. “I progressi della scienza e della tecnologia da soli non bastano per fermare le epidemie. Ci vorrà forse un anno per il vaccino, il problema è sociale e la soluzione sarà sociale”.

Il WWF ha chiesto a Diamond – che parla 13 lingue tra cui l’Italiano – quali sono gli errori che abbiamo fatto e non dovremo ripetere nel dopo pandemia. “Il primo errore è stato quello di non bloccare subito gli incontri tra le persone. Trump ha pensato all’inizio che l’epidemia non fosse così grave, e noi americani non abbiamo da subito attuato un distanziamento fisico. Il secondo errore è continuare a mettere in atto comportamenti che favoriscono la diffusione delle malattie trasmesse dagli animali selvatici all’uomo. Sono stati i mercati aperti in Cina a spianare la strada al virus Covid-19. Questi poi sono stati chiusi, ma resta ancora aperta la strada di trasmissione rappresentata dal commercio di animali per la medicina tradizionale. Se questo traffico rimarrà aperto continuerà la diffusione di malattie dagli animali all’uomo”.
Nei suoi libri Diamond ci racconta come le malattie possano generare le crisi delle società umane. “In passato ciò è avvenuto più volte – dice Diamond -, due esempi famosi sono la peste, che in Europa medioevale ha ucciso dal 30 al 40 per cento della popolazione, ma anche l’arrivo degli spagnoli in Messico: gli Aztechi e gli Inca furono sterminati a causa della diffusione di malattie come il vaiolo e il morbillo portati dai conquistadores spagnoli. Anche negli Stati Uniti vaiolo e morbillo hanno ucciso il 90% dei pellerossa. Per fortuna non sarà questo il caso di Covid 19, che ha un’incidenza di mortalità molto bassa”.
Diamond sottolinea come non sia prudente la convinzione che la scienza, la medicina e la tecnologia possano risolvere tutto. Ci sentiamo degli dei, ma questa epidemia invece fa vedere la fragilità dei nostri sistemi sociali, sanitari, economici. “Sarebbe importante uscire da questa tragedia con una coscienza più consapevole del nostro rapporto con il pianeta. Come WWF possiamo fare molto, l’associazione ha risorse finanziarie molto minori rispetto a quelle dei governi, ma siamo in grado di utilizzare le nostre risorse solo per il bene, mentre i governi purtroppo anche per il male. Continuate in Italia con il vostro lavoro di informazione, io continuerò il mio impegno con il WWF qui negli USA”.

Diamond è anche un appassionato ornitologo. Qual è la lezione più importante che possiamo portare a casa in una situazione di crisi come la nostra? “Sono due le lezioni: una è quella di osservare gli uccelli e non toccarli, so che in Italia avete il grande problema della caccia agli uccelli migratori. Gli uccelli selvatici possono portarci anche malattie, ricordatelo, come è accaduto anni fa con l’influenza aviaria. L’altra è che noi esseri umani, gli animali e le piante siamo tutti sulla stessa barca, la barca del pianeta. Se la barca non sarà sostenibile per le piante e gli animali, non sarà sostenibile per noi umani. O noi tutti sopravviviamo insieme o noi tutti cadiamo nell’abisso insieme. Sta a noi la scelta”.

Sul sito web del WWF è possibile firmare la petizione rivolta all’Organizzazione Mondiale della Sanità per fermare un commercio crudele che ha messo in fortissimo pericolo la nostra salute.

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