Quintana di Foligno: “Wind of passion fu dopato ma per la sua morte nessun colpevole”
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Non ci sono colpevoli ma c’è il reato: “Il fatto che il Tribunale di Spoleto abbia archiviato la posizione di 11 persone indagate per la morte del purosangue “Wind of passion” a seguito delle lesioni riportate durante la Quintana di Foligno del 17 giugno 2017, non solo non dirada i sospetti sulla gestione degli animali in questa pericolosissima manifestazione, ma conferma che è stata violata la legge penale”. Lo ricordano le associazioni animaliste Enpa e Leidaa, intervenute nel procedimento e rappresentate dall’avvocato Claudia Ricci, commentando l’ordinanza di archiviazione firmata dal gip Paolo Mariotti. “Basta leggere attentamente ciò che scrive il magistrato”, continua Enpa. E’ “accertato” tramite analisi – spiega il gip – “che all’animale, prima della competizione, era stato somministrato un farmaco anestetico con principio attivo di lidocaina. “Secondo il condivisibile e argomentato contributo del consulente del pm – aggiunge – tale pratica medica è da considerarsi vietata in gara ed è definibile come somministrazione di sostanza dopante”. La somministrazione del farmaco, infatti, non ha consentito la manifestazione dei segni di “problemi muscolo-scheletrici presenti negli arti inferiori” che avrebbero indotto il personale veterinario a fermare l’animale prima della gara. “Tuttavia – osserva il gip – l’attività investigativa svolta non ha consentito di individuare il responsabile (o i responsabili) di tale condotta”. Una serie di ulteriori condotte colpose, “pur meritevoli di approfondimento”, non si possono considerare, “tanto evidenti e macroscopiche da consentire di ritenere che i soggetti iscritti abbiano dolosamente accettato l’evento poi realizzato”, cioè la caduta fatale per Wind of Passion. “Come è possibile che ad un cavallo con problemi di salute sia stato consentito di gareggiare – continua Enpa – e che, senza che nessuno se ne accorgesse, sia stato dopato? “Si tratta di gravi falle nella sicurezza della manifestazione – proseguono gli animalisti – che avrebbero dovuto spingere in primis gli organizzatori dell’evento a ricercare la verità, schierandosi insieme alle Associazioni dalla parte della giustizia. Purtroppo sono tanti gli interrogativi che rimangono senza una risposta”. “Un reato che non trova colpevole – afferma la presidente nazionale Enpa, Carla Rocchi – è sempre una sconfitta, per tutti”. “Non è la prima volta – ricorda l’on. Michela Vittoria Brambilla, presidente di LEIDAA – che la Quintana attira l’attenzione della magistratura per la spietata durezza del trattamento riservato ai cavalli già durante la preparazione e nelle varie fasi della competizione. Le manifestazioni che comportano lo sfruttamento di animali non hanno giustificazione alcuna e devono essere abolite”.

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