Parco Nazionale Virunga, il bracconaggio uccide 12 ranger
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Continuano a morire gli eroi della natura nel Parco Nazionale dei Vulcani Virunga, nella Repubblica Democratica del Congo

Dodici Ranger sono morti nell’ultimo drammatico attacco che ha provocato in totale 16 vittime. Negli ultimi 20 anni, per difendere il parco Nazionale dei Vulcani Virunga, sono morti quasi 200 ranger: persone che hanno dedicato la loro vita alla difesa di un vero e proprio patrimonio di natura, che accoglie nei propri confini alcuni degli ultimi rarissimi gorilla di montagna. Il 10 aprile 2018, altri 5 ranger hanno perso la vita in un agguato. Sono molti gli interessi economici che si scontrano con la conservazione: il bracconaggio per il commercio illegale, così come l’uso criminale di altre risorse naturali (la legna delle foreste dei vulcani viene illegalmente trasformata in prezioso carbone) servono a finanziare una criminalità diffusa spesso collegata agli interessi dei signori della guerra.

Il Parco Nazionale dei Vulcani Virunga è la più antica area protetta africana, nata nel 1925 per difendere una biodiversità straordinaria tra cui un’importante popolazione degli ultimi 880 gorilla di montagna. Il WWF è impegnato a sostenerne il Parco Nazionale del Virunga con progetti rivolti alle comunità locali e alla protezione di specie e habitat sin dal lontano 1960. Per le sue straordinarie caratteristiche naturali il parco è stato inserito nel 1975 nella lista dei siti patrimonio dell’Umanità (World Heritage Site). La protezione di questi 780 km quadrati di foreste e savane, vulcani attivi e laghi, dove vivono gli straordinari gorilla di montagna è da sempre la sfida di persone eccezionali.

Fra queste montagne avvolte nella nebbia ha trovato la morte (uccisa molto probabilmente dagli stessi bracconieri che tentava di combattere) anche Diane Fossey, segnando l’inizio di una lunga battaglia contro interessi criminali che mirano alle tante risorse naturali del parco. Siamo vicini in questo momento di grande difficoltà e straziante dolore alle famiglie dei rangers e del personale del parco uccisi nell’azione criminale e al direttore Emmanuelle de Merode, che personalmente combatte ogni giorno per proteggere questo straordinario patrimonio dell’umanità. Emanuelle stesso era stato ferito da un’arma da fuoco il 15 aprile 2014, durante un agguato teso da bande criminali che da sempre mirano alle risorse naturali dell’area. Oggi più che mai difendere i parchi nazionali dagli interessi illegali e dal bracconaggio è una sfida che dobbiamo vincere se vogliamo proteggere la biodiversità nel mondo per noi e per i nostri figli. 

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