Tornare in natura con qualche sacrificio: le misure di Federparchi al tempo del distanziamento sociale
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Attività economiche in larga parte dipendenti dall’accoglienza turistica, professionisti ambientali e centri visita: in attesa che le aree protette possano tornare a vivere, si dibatte sulle misure che dovremo adottare per passeggiate, escursioni e visite guidate

In tutto il Paese ferve il dibattito sulla ripresa delle attività e anche i parchi – con Federparchi – hanno avanzato una proposta di cui vi avevamo già dato conto qui. In buona sostanza, per tornare a vivere le aree protette serviranno prenotazioni obbligatorie per le escursioni, distanziamento sociale, guanti e mascherine. Senz’altro un nuovo modo di vivere le aree naturali con il quale ognuno di noi dovrà fare i conti. Abbiamo chiesto a Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi, quale sia lo stato d’animo del popolo della natura e in che modo si sta preparando ad affrontare queste misure di precauzione.

“Al momento abbiamo riscontri largamente positivi. Seguiamo, come tante altre categorie, l’evoluzione della situazione e le decisioni che il governo prende di volta in volta. Voglio solo rimarcare che, essendo il turismo il comparto più colpito, anche il turismo in natura, quello più sostenibile e rispettoso, soffre pesantemente. Si tratta di indotti che portano valore e sviluppo non tanto agli enti parco ma alle comunità che vi abitano. In Italia i nostri parchi hanno la caratteristica di essere innervati da piccoli comuni e borghi, ed anche questi territori, come le grandi città, sono in sofferenza; da qui la nostra proposta per la ripartenza”.

Però c’è stata anche qualche critica alla vostra proposta.

Personalmente non ne ho viste, mi hanno riferito di alcune critiche via social da parte di qualche guida, che sosteneva che non si può andare in natura con guanti e mascherina. Capisco lo stato d’animo soprattutto di chi da due mesi non lavora, ma la nostra proposta si muove proprio nella direzione di riattivare i flussi turistici nelle aree protette, sempre all’insegna della sostenibilità e della sicurezza. A oggi non si possono fare escursioni nelle aree protette, tantomeno in gruppo, noi stiamo cercando di farci autorizzare e per questo abbiamo fatto elaborare una proposta ai nostri direttori che è stata poi sistemata e validata da esperti del Campus Bio Medico di Roma. Non siamo sicuri che anche cosi riusciremo a rirendere le attività, però ci stiamo provando. Non vedo alternative, se non quella di restare completamente fermi. E credo sarebbe peggio.

Tra le guide qualcuno sostiene che così condizioniate il lavoro di liberi professionisti.

Assolutamente no, questo è un protocollo che riguarda le modalità di visita, come di accesso ai centri visita o ai musei, organizzate direttamente dai soggetti gestori delle aree protette. Se poi una guida nell’ambito della sua libera professione, ritiene di poter accompagnare gruppi di 25 persone, senza mascherina e che si tengono per mano senza guanti, lo faccia pure, non sono né le regole del parco, né il nostro protocollo che lo impediscono.

Più volte lei ha rimarcato l’effetto benefico che sulla salute possono avere le riaperture, seppure in “guanti e mascherina”.

Certo, ho più volte affermato, come sostengono studi qualificati e certificati che il contatto con l’ambiente naturale stimola delle endorfine che rafforzano e migliorano le difese immunitarie del corpo umano. Abbiamo svolto un convegno, nello scorso dicembre a Roma alla Università campus BioMedico, proprio sul tema “Parchi e Salute”. Aggiungo che, come ci hanno spiegato eminenti specialisti,  il contatto con la natura  aiuta a ristabilire l’equilibrio psicologico delle persone che, dopo due mesi di quarantena, sicuramente ha bisogno di una spinta. Crediamo quindi che la fruibilità dei parchi faccia bene sia alle comunità locali in termini di sviluppo,  sia a coloro che  vogliono goderne le bellezze in termini di benessere psico-fisico.

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