I prezzi per fortuna sono liberi (salvo le mascherine)
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Arrigo D’Armiento
Giornalista. Direttore responsabile di Italiaambiente.

Il vecchio vizio di inventare leggi mai approvate dal parlamento è duro a morire. C’è sempre il cliente delatore, che scopre un prezzo eccessivo di qualche prodotto e sùbito telefona alla Finanza. La quale interviene e controlla se il ricarico applicato dal negoziante è “eccessivo”. E qui il solito vizio di pensare che i prezzi deve stabilirli lo Stato, o il padreterno. Il responsabile della Guardia di Finanza di Palermo, in un’intervista al Giornale, parla di ricarichi che in genere sono del 30 o 40 per cento. Ma chi li ha fissati? Nessuno, è solo un’idea saltata in mente a chi del commercio ignora tutto. I prezzi sono liberi, in modo che, per la legge della libera concorrenza, si avvicinino sempre di più al costo di produzione. Sono fissi solo quelli imposti dallo Stato in situazioni d’emergenza. Hanno fissato a 50 centesimi (forse più Iva e forse no) il prezzo delle mascherine, facendo scomparire dal mercato tutte quelle mascherine che farmacisti e negozianti hanno pagato di più. Ma le pesche a quale ricarico hanno diritto? Risposta semplice: a quello che il mercato libero, la libera concorrenza lo porta. Le pesche al mercato Trionfale a Roma sono in vendita a 1,50 euri, al mercato di Piazza dell’Unità, a un chilometro di distanza, sono in vendita a 2,20. Le stesse pesche, stessa qualità, comprate dallo stesso grossista. I prezzi cambiano anche da banco a banco e la gente sceglie a quale rivolgersi. Dire ricarico del 30 o 40 per cento non ha senso. C’è chi ricarica meno e vende di più, c’è chi ricarica di più e vende meno. Sull’abbigliamento i ricarichi sono molto più alti, spesso superano il 100 per cento. Perché la moda che cambia rischia di lasciare nel magazzino montagne di invenduto. E che dire dell’arte? Un dipinto pagato centomila euri può essere venduto all’asta anche a mezzo milione. Però, va riconosciuto che si fa sempre bella figura quando si protesta per prezzi troppo alti e ancora più bella figura si fa quando si dice di essere impegnati a reprimere la libertà di commercio.

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