Il terzo giorno dell’Orcolat
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Udine, domenica 9 maggio 1976 – Oggi è il terzo giorno dell'”Orcolat”, come qui chiamano il terribile terremoto che si è abbattuto sul Friuli Venezia Giulia alle ore 21.00.12 di giovedì scorso: uno dei terremoti più forti e devastanti della seconda metà del novecento in Italia. Magnitudo Momento Mw pari a 6.5, fra i più alti mai registrati nell’Italia settentrionale; intensità epicentrale pari al IX-X grado della scala macrosismica Mercalli-Cancani-Sieberg.
A Roma, venerdì sette maggio alle 15, Il Giornale d’Italia del pomeriggio è uscito in edizione straordinaria: una enorme mappa che occupa quasi tutta la prima pagina con la rappresentazione grafica dell’enorme disastro su oltre 120 comuni. In rilievo l’annuncio che già dalla notte alcuni reparti di g-men dell’esercito canadese di stanza ad Aviano “stanno giungendo dalle parti di Gemona ed Osoppo, assieme a reparti del nostro esercito”.
Incrociandomi nello stretto corridoio della prima redazione di Ore 12 – Ed.ni Lanzara, Enzo Caretti mi aveva apostrofato: “Vuoi partire per Udine subito? Ma senza anticipi…”, aveva aggiunto.
“Un’ora di tempo e ti farò sapere…ho la macchina in riparazione in officina, non so se è pronta…” gli risposi; altri tempi, altre croci e delizie degli “Inviati Speciali”.
Ero appena arrivato alla Maison Cassia, dove avevo preso alloggio con la mia giovane moglie, sposata in seconde nozze appena otto mesi prima, che mi raggiunse al telefono Piemmebi, che sta per Pier Maria Bologna, allora direttore artistico e responsabile di Radio Elle, la maggiore e più ascoltata radio privata – ma allora per legge ancora pirata – di Roma; “Ti passo Gianni, ma attenzione c’è un cetriolo che gira…”, aggiunse maliziosamente.
Gianni L. era un commercialista ed il fondatore e patron dell’emittente in fm, modulazione di frequenza 105mzh. Anzi era stato il mio primo commercialista dopo che, oltre a fare il cronista facevo, un pò abusivamente, anche il procacciatore di contratti pubblicitari e scrivevo redazionali per i giornali (allora le due attività erano incompatibili).
“Senta se vuol partire per Udine c’è un anticipo rimborso spese di seicentomila lire per una settimana, poi vedremo…Una radiocronaca viva e spregiudicata farebbe molto piacere ai miei amici dc della Balduina..specialmente se riesce ad intervistare il Vescovo”. Scontato il “Sì”.
“Ma vengo anch’io”, proruppe Anna, con tono fra il preoccupato ed il minaccioso. Alle sei del pomeriggio eravamo già al casello autostradale di Settebagni in direzione di Lignano Sabbiadoro come prima tappa notturna. Alle nove del giorno successivo avevo raggiunto Udine e, depositati moglie e bagagli in albergo, dopo poco ero già verso Gemona, Osoppo, Forgaria e Venzone dove il primo impatto fu di sorpresa: spaventosa e meravigliosa insieme.
Ovunque mucchi di macerie, detriti, travi in cemento armato divelte e piantate a sghimbescio sui resti di tetti in frantumi…crepe profonde sull’asfalto della strada che spesso deviava su una carrareccia improvvisata. Ma assieme agli uomini dei vigili del fuoco, dei militari e dei volontari già dappertutto gente del posto con pale e badili in mano…bisognava sgombrare,
spazzare, ricostruire…
Sabato mattina 8 maggio l’Orcolat non aveva ancora 48 ore di vita, il tempo ed il clima sembravano non voler dare una mano. Era nuvoloso, spirava un venticello con qualche folata fredda e ogni tanto pioviginava… Una crepa di traverso sull’asfalto mi aveva costretto a deviare su un prato e quì feci il primo incontro.
Una coppia, marito e moglie, avevano acceso un fuoco e stavano passando del caffè all’interno di una Fiat 850 addossata ad un pagliaio. “Sono i nostri genitori, hanno voluto dormire in macchina ma non abbiamo voluto lasciare la casa distrutta… e noi abbiamo dormito fra le coperte sulla paglia…i vigili del fuoco ieri sera…”.
Ma io dovevo proseguire anche perché dalla redazione di Roma mi avevano raccomandato di rintracciare un sergente degli alpini che da giovedì non aveva dato più notizie. Alla mamma abitante in Trastevere.
(continua domenica prossima 31 maggio)

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