Catturato accidentalmente uno squalo in Sicilia: “La pesca eccessiva minaccia la metà delle specie in Mediterraneo”

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L’avvistamento o la cattura di squali nelle acque siciliane ha riproposto il tema della conservazione di questi predatori, cruciali per il loro ruolo ecologico che li pone al vertice della piramide alimentare. Animali che purtroppo scontano anche gli effetti di una cattiva e immeritata fama.

Lo scorso 23 maggio uno squalo Mako di circa 4 metri è stato catturato accidentalmente da un peschereccio che effettua la pesca a circuizione per i piccoli pelagici. È stato quindi recuperato e sbarcato nel porto di Ognina, Catania. “Ma va sottolineato che nel Mediterraneo la cattura, la detenzione a bordo e lo sbarco di questa specie è illegale”, denunciano i biologi di WWF SUB. Nel Mediterraneo, lo squalo mako è classificato CR (Critically Endangered) dalla IUCN, e il trend della popolazione è attualmente in declino. Nel nostro bacino questa, come altre specie di squalo, ha subito un drastico declino. Una delle principali cause è la cattura accidentale, soprattutto nella pesca del tonno e del pesce spada. Anche lo squalo bianco, avvistato e filmato nei giorni scorsi da un pescatore a largo di Lampedusa, è minacciato dal bycatch, la cattura accidentale negli attrezzi da pesca. “Anche se siamo abituati ad associarlo alle acque dei mari oceanici – prosegue il WWF in una nota – la presenza dello squalo bianco in Mediterraneo non è affatto eccezionale, soprattutto nel Canale di Sicilia”. E anche per questa specie, la popolazione mediterranea ha subìto un drastico declino negli ultimi 50 anni: è classificato come a rischio critico di estinzione dalla IUCN (Unione Mondiale della Conservazione) e anche a livello globale lo squalo bianco non se la passa bene, classificato come “Vulnerabile”. Viene pescato massicciamente per le pinne, un piatto tipico della cucina cinese. Si stima che questa pesca mieta dai 70 ai 100 milioni di vittime ogni anno.

In tutto il Mediterraneo vivono 47 specie di squali: più della metà di queste sono gravemente minacciate da pesca eccessiva, gestione inefficace della pesca, mancata applicazione delle regole, insufficienti controlli nei mercati e dalla mancanza di informazioni sul loro conto. “Per colmare questa lacuna – spiega il WWF – stiamo collaborando ad un progetto per il loro monitoraggio. Durante la scorsa estate alcune verdesche sono state catturate accidentalmente durante le attività di pesca al pesce spada. I ricercatori hanno marcato quattro individui con un dispositivo satellitare chiamato tag, per testare le loro probabilità di sopravvivenza, e li hanno rilasciati in mare con supporto dei pescatori. Dei quattro squali “taggati”, tre sono sopravvissuti, compiendo nelle prime settimane migrazioni dai 200 agli oltre 500 km. Ad agosto 2020 è prevista una nuova campagna di tagging in cui verranno marcati altri 10 individui”. Il WWF inoltre si batte da sempre per una pesca sostenibile e selettiva, denunciando il bycatch e l’orribile pratica del finning, il taglio delle pinne degli squali ancora vivi, poi ributtati agonizzanti in mare. Senza dimenticare le frodi alimentari, che spesso ci offrono la carne di squalo vendendocela come pesce spada.

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