Nidi trafugati in Puglia: il ricco traffico di parrocchetti in mano alla criminalità

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Alcuni giorni fa, a Molfetta, in provincia di Bari, due persone, già note alle Forze di polizia, sono state denunciate dai Carabinieri poiché sorprese a prelevare, senza farsi tanti scrupoli, pulcini di Parrocchetto monaco dalla torre faro dello stadio «Poli».
La refurtiva: 47 pappagalli nati da pochi giorni, che al mercato nero, si possono vendere dagli 80 ai 120 euro l’uno. Un bell’affare, con poco o nessun rischio.
“Sono alcuni decenni – spiega Ciro Troiano in una nota, criminologo e responsabile del rapporto zoomafia della Lav – che i Parrocchetti monaco si sono riprodotti in tutta Italia, complici fughe dalle voliere, smarrimenti o abbandoni. Animali esotici giunti nel nostro Paese attraverso canali legali di compravendita, ma originari di Paesi tropicali”. E di questo fenomeno, in relazione alla diffusione nel Barese e nella Provincia di Barletta-Andria-Trani, si già parlato in alcune edizioni del Rapporto Zoomafia, anche su stimolo di Pasquale Salvemini del WWF Puglia, che da anni si interessa al caso. “Vere bande organizzate, composte perlopiù da pregiudicati, ex spacciatori e delinquenti di piccolo calibro – continua Troiano – si sono specializzate nella cattura e nella vendita di questi uccelli, che dopo la cattura vengono venduti illegalmente attraverso una rete ben organizzata che vede coinvolti negozianti, allevatori, venditori di mercato, compratori. Non manca la vendita attraverso Internet. E gli affari sono di tutto rispetto”.
Quella del Parrocchetto monaco “pugliese” è una storia ancora pressocché sconosciuta, ma emblematica della capacità della criminalità di sfruttare e organizzare in traffico ogni occasione di business.
“I traffici legati allo sfruttamento degli animali, come diciamo da anni, rappresentano un’importante fonte di guadagno per i vari gruppi criminali, che manifestano una spiccata capacità a trarre vantaggio da qualsiasi trasformazione del territorio, e di guadagnare il massimo rischiando poco. La vendita illegale di uccelli è sicuramente meno rischiosa di altre attività illegali e garantisce guadagni di tutto rispetto”.
A livello internazionale, la criminalità organizzata dedita ai vari traffici a danno degli animali si distingue per la sua capacità di agire su scala internazionale, per il suo orientamento al business, per la capacità di massimizzare il profitto riducendo il rischio. Sono il simbolo, al pari delle altre mafie, della società globalizzata.
“Ma non è solo un problema di criminalità e di tutela dell’ambiente e degli animali, precisa Troiano. “I traffici illegali sfuggono a qualsiasi controllo, anche quelli sanitari e in un periodo come quello che stiamo vivendo la cosa ci dovrebbe far riflettere non poco. Le possibili zoonosi provenienti da animali rubati al loro ambiente e costretti in condizioni di cattività possono essere diverse.
Per questo abbiamo chiesto al Ministro Costa di fermare il commercio di animali esotici, anche quello legale”.
Fortunatamente, riguardo al Parrocchetto, non ci sono evidenze relative a zoonosi in atto. “E in ogni caso, ovviamente, il povero “Myiopsitta monachus” pugliese non c’entra nulla: è solo vittima dei trafficanti, e lo abbiamo preso ad esempio unicamente per indicare la capacità plurioffensiva dei traffici di animali”, conclude l’esperto della Lav.


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