Anche per l’aquila conta l’affinità di coppia
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Da sempre ammirata sia dai grandi che dai piccini, a tratti temuta con il suo volo maestoso e silenzioso… Stiamo parlando della Regina dei cieli: l’Aquila reale (Aquila chrysaetos). Questo grande rapace è stato un tempo perseguitato dall’uomo, credendo potesse decimare il bestiame, fino a rischiare l’estinzione. A partire dagli Anni ’70 però, grazie a diverse leggi nazionali (come la Legge n.157 del 1992 sulla caccia), alle direttive comunitarie e all’istituzione di numerose aree protette, è stato possibile garantirne la totale protezione, grazie anche a una sensibilità maggiore da parte dei cittadini che ne sono affascinati (questa specie è infatti definita “bandiera” poiché attira l’attenzione e può essere il simbolo della conservazione di interi ecosistemi). A oggi si stimano più di 600 coppie in Italia e con un successo riproduttivo buono, tuttavia non in tutte le regioni italiane è così e per questo sono importanti i monitoraggi e gli studi da effettuare in maniera continuativa per comprendere al meglio le cause degli insuccessi riproduttivi (quando, ahimè, le coppie non riescono a far involare pulcini).

Il monitoraggio sulle Alpi Marittime

L’Ente di gestione delle Aree Protette delle Alpi Marittime effettua un monitoraggio di questa specie dal 1983 e la grande quantità di dati raccolti ha permesso di effettuare degli studi scientifici sull’andamento della popolazione. In questo territorio tutelato sono note 11 coppie riproduttive che ho monitorato nel 2019 per la stesura della mia tesi magistrale. Ogni coppia possiede un home range (territorio riproduttivo frequentato e detenuto dalla coppia) molto ampio, dove si possono trovare fino a 14 nidi per una singola coppia. È quindi importante monitorarle costantemente per sapere quale nido andranno a utilizzare durante la stagione riproduttiva. In questo modo si potranno osservare tutti i comportamenti legati alla riproduzione e all’allevamento dei pulcini, da cui poi si potrà calcolare il successo riproduttivo. Il 2019 non è stato un anno molto produttivo per l’Aquila reale, su 11 coppie soltanto 4 sono riuscite a portare il giovane all’involo. Cosa può determinare quindi un successo o un insuccesso? L’alimentazione è importante, soprattutto durante la stagione pre-riproduttiva (l’inverno antecedente la cova, la quale avviene in primavera) quando la femmina deve stipare le energie necessarie per affrontare la deposizione e la cova. A questo proposito, gioca il fattore clima.

Il fattore clima, e non solo

È stato dimostrato come inverni molto nevosi siano positivi per l’Aquila reale, questo perché causano una mortalità maggiore delle specie preda (soprattutto ungulati). Cibandosi quindi anche di carcasse, considerando poi anche la riduzione delle risorse trofiche durante l’inverno, è importante che i cacciatori rimuovano ogni residuo dei capi abbattuti per non incorrere in quello che si chiama saturnismo (avvelenamento da piombo). Grazie ai monitoraggi dettagliati, anche a livello di individuo, effettuati negli ultimi 38 anni all’interno delle Aree Protette delle Alpi Marittime, è stato possibile studiare la composizione delle coppie, riuscendo quindi a capire se e quando uno dei due partner è stato sostituito (l’Aquila reale è infatti una specie monogama ma ciò non esclude che possano verificarsi delle sostituzioni, vuoi per la morte di un individuo, vuoi per la scarsa fertilità). È emerso che le coppie più giovani di età o neoformate hanno un successo riproduttivo minore rispetto alle coppie più anziane e consolidate, questo denota come sia un fattore molto importante la stabilità e la “continuità” all’interno di una coppia riproduttiva. Ancora una volta il bracconaggio gioca un ruolo, ahimè, “importante”, rischiando di impedire o rallentare la consolidazione della coppia se viene ucciso un individuo. Un altro motivo che può inficiare sulla capacità produttiva di questa specie è l’allevamento del bestiame in alta quota. Come? Il pascolamento delle mandrie e dei greggi contribuiscono a contrastare l’avanzata del bosco e, di conseguenza, la riduzione delle aree aperte che la specie utilizza per l’attività di caccia. Infatti, in questi ambienti vivono tre delle sue prede principali: la marmotta (Marmota marmota), la lepre comune (Lepus europaeus) e la lepre variabile (Lepus timidus). Passando ai siti di nidificazione, al contrario di quanto succede in Scandinavia, sulle Alpi l’Aquila reale nidifica su pareti rocciose e raramente sugli alberi.

L’importanza della affinità di coppia

Anche nel Parco Naturale delle Alpi Marittime le coppie mostrano diverse performance a seconda del loro home range, sebbene questo non sia univocamente legato alla tipologia e alla percentuale di habitat compreso nel loro territorio. Sembrerebbe che le coppie con una maggiore percentuale di habitat aperti come praterie, pascoli e boschi in neoformazione (comprendenti solamente arbusti e cespugli, dove le specie preda trovano rifugio) nel loro territorio mostrino performance riproduttive leggermente migliori; mentre le coppie che hanno un’alta percentuale di bosco all’interno del loro home range hanno più difficoltà a portare all’involo i pulcini. Come già detto, la percentuale di copertura boschiva non è l’unico fattore che può influenzare l’andamento riproduttivo di questa specie, l’affinità di coppia è molto importante oltre alla disponibilità trofica, per cui ciò che si può fare è andare incontro a questo superpredatore proteggendo gli habitat, regolamentando la caccia (con azioni di contrasto al rischio di saturnismo) e favorendo le attività agro-pastorali di tipo sostenibile in modo da mantenere gli ambienti di alimentazione e di riproduzione.

da www.piemonteparchi.it

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