Il PD : “Triplicate l’Imu sui negozi sfitti…”
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Roma, 13 Ott. ’20 – “Misure per la rigenerazione urbana…su aree e complessi edilizi caratterizzati da uno stato di degrado urbanistico, edilizio e socio economico” è il titolo del disegno di legge che si sta discutendo in Senato dalla scorsa settimana. A firma del gruppo del PD e presentato dal senatore Andrea Ferrazi fin dal marzo 2019, concernente l’obiettivo di contrastare il degrado in special modo dei centri storici. Che già da prima del Coronavirus pativano, fra l’altro, la sofferenza economica e l’onta della chiusura dei negozi; con le loro vetrine ammiccanti a luci splendenti, sintomi di vitalità.
L’assurdità e la gravità di questa iniziativa si può leggere all’articolo 11 della proposta dove, dopo il titolo “Misure di tutela dei nostri ineguagliabili beni culturali, al comma 6 c’è scritto: “…I Comuni, con deliberazione del Consiglio Comunale, censiscono e mappano annualmente gli immobili commerciali ed artigianali nei centri urbani e storici, inutilizzati da più di dodici mesi e, rivelando il danno di immagine per la comunità dovuto al degrado urbano causato da tale inutilizzo, possono modificare in aumento l’aliquota base, definita ai sensi del comma 6,sino a tre volte. Tale aumento è sospeso a fronte di un riutilizzo, anche temporaneo, dell’immobile e cessa a fronte della definizione di un contratto di locazione o di utilizzo a titolo gratuito della durata di almeno tre anni…”
“ Il disegno di legge è di iniziativa del gruppo del Pd al Senato ma probabilmente non tutti i firmatari hanno colto il significato di ogni disposizione contenuta nel testo ed è il caso che ci vadano a riguardarla” osserva Giorgio Spaziani Testa, Presidente di Confedilizia, che aggiunge: “In Parlamento c’è chi pensa che la strada per contrastare la crisi dei locali commerciali – che esisteva da ben prima del virus e che dopo la pandemia è diventata ancora più devastante – sia quella di triplicare l’Imu ai proprietari degli immobili, “colpevoli” di non trovare inquilini disponibili ad utilizzare i locali oppure di essere incappati in esercenti che hanno smesso di pagare il canone per difficoltà della loro attività e ancora non liberano i locali. È davvero disarmante, non si sa più commentare. Anzi, stavolta forse commentare non è necessario…”.
Già perché a ben vedere nella disposizione è già compreso un suggerimento per aggirare il problema, almeno per tre anni. All’italiana: sarebbe sufficiente trovare un inquilino compiacente ed affittare a titolo gratuito per un triennio. Tutto in nero naturalmente, vetrine ammiccanti e luci splendenti.

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