I numeri del clima che cambia, il bilancio: “Temperature e fenomeni meteorologici intensi in aumento”
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È tempo di bilanci per il 2020, un anno complesso e difficile segnato non solo dalla pandemia, ma anche da un clima sempre più “impazzito” con temperature in aumento e fenomeni meteorologici intensi ed estremi dovuti alla crisi climatica e che in tutto il mondo sta causando danni ai territori, alle città ed alla salute dei cittadini. Preoccupa anche la situazione dell’Italia con un 2020 segnato da un aumento della temperatura media e un’estate nel complesso più calda e con precipitazioni sopra la media. L’anomalia termica complessiva è stata di +1.5°C, la sesta più elevata degli ultimi 60 anni. In crescita anche gli eventi estremi e in particolare il fenomeno delle trombe d’aria: nel 2020 nella Penisola, segnata anche quest’anno da nubifragi, siccità, trombe d’arie, alluvioni, ondate di calore sempre più forti e prolungate, sono stati registrati 239 fenomeni meteorologici intensi – dato in crescita rispetto ai 186 eventi del 2019 – e 20 vittime. 101 sono stati i casi di allagamenti da piogge intense; 80 casi, invece, di danni da trombe d’aria – in forte aumento rispetto alle 48 del 2018 ed alle 69 del 2019, 19 esondazioni fluviali, 16 danni alle infrastrutture, 12 casi di danni da siccità prolungata, 10 di frane causate da piogge intense. In aumento anche gli eventi che riguardano due o più categorie, ad esempio casi in cui esondazioni fluviali o allagamenti da piogge intense provocano danni alle infrastrutture. È questa la fotografia scattata dall’Osservatorio CittàClima di Legambiente, realizzato in collaborazione con il gruppo Unipol e con il contributo scientifico di Enel foundation, che traccia un bilancio complessivo sugli eventi estremi che hanno colpito l’Italia nel 2020. Dati e numeri raccolti nella mappa interattiva del rischio climatico nelle città italiane – https://cittaclima.it/ – e che ancora una volta dimostrano l’urgenza di intervenire per ridurre le emissioni di gas serra, che sono la causa dei cambiamenti climatici, e per limitare gli impatti nei territori e i rischi per la vita e la salute delle persone. 

I casi più rilevanti del 2020 – Tra i casi più rilevanti, Legambiente ricorda l’alluvione del 16 luglio che ha colpito Palermo con oltre 200 auto distrutte dalla furia dell’acqua, due sottopassi ridotti ad una distesa di fango e 135 millimetri di pioggia in poche ore. Milano vittima, ancora una volta, delle esondazioni del Seveso il 15 maggio ed il 24 luglio che hanno portato gravi disagi all’interno quadrante nord del capoluogo lombardo. Ulteriori eventi si sono verificati il 29 agosto ed il 22 settembre, con allagamenti, gravi disagi alle infrastrutture e fino a sessanta minuti di ritardo per i treni a causa di un guasto alla rete elettrica nei pressi della Stazione Centrale. A Roma il 23 settembre, gravi disagi hanno coinvolto tutto il quadrante nord della Capitale con allagamenti e chiusure sulla Cassia, il GRA, via di Boccea e via di Cornelia. Acqua in strada in molti quartieri e chiuse per allagamento le stazioni San Giovanni e Manzoni della metro A. Disagi anche per la circolazione dei tram. Sulla costa adriatica, ad Ancona il 30 agosto, una violenta grandinata ha danneggiato numerose auto in sosta e finestre degli edifici. A Pesaro, il 10 giugno, si sono registrate violente grandinate, temporali e “bombe d’acqua”. Poi i fenomeni legati al dissesto idrogeologico in provincia di Messina che l’8 agosto vede l’allagamento di numerose strade cittadine e della costa tirrenica tra Terme Vigliatore e Barcellona Pozzo di Gotto, inclusa l’autostrada A20 Messina-Palermo. Il 6 dicembre una frana tra Basicò e Campogrande di Tripi con il centro di Tripi rimasto isolato, come diverse contrade a Novara di Sicilia.  

“Dai dati che abbiamo raccolto con l’Osservatorio nazionale CittàClima – dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – emerge un’intensificazione dei fenomeni meteorologici estremi con impatti rilevanti anche in Italia, ciò rende oggi non più rinviabile intervenire anche sul fronte dell’adattamento ad un clima che cambia, con l’obiettivo di salvare le persone e ridurre l’impatto economico, ambientale e sociale. L’Italia è ancora tra i pochi Paesi dell’Unione Europea a non disporre di un piano d’adattamento al clima e a continuare la rincorsa ai danni anziché puntare sulla prevenzione. Non c’è più tempo perdere, è ora di intervenire come chiede da tempo l’Europa mettendo in campo interventi efficaci e radicali per contrastare la crisi climatica, come le buone pratiche che si stanno portando avanti in alcuni Comuni italiani, così come in Europa e nel resto del Mondo. Il Governo abbia il coraggio di mettere al centro del Piano nazionale ripresa e resilienza l’adattamento al clima di città e territori, individuando le aree prioritarie e prevedendo interventi strutturali che vadano in questa direzione facendo in modo che il 2021 possa essere per l’Italia l’anno della svolta per accelerare davvero la transizione ecologica del Paese. È ora il tempo delle scelte, prima che sia troppo tardi, non sprechiamo le risorse che l’Europa ci metterà a disposizione per uscire dalla crisi del Covid intervenendo anche rispetto alla più grande crisi climatica”.     

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