Orsi al Casteller, spunta il video degli interni: gli animalisti si appellano all’Europa per sequestrare la struttura
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“Lo abbiamo sempre detto che gli orsi reclusi nel Casteller vivono in cubicoli di cemento. Il video diffuso oggi da alcuni attivisti trentini ne è la riprova. Vista la gravità delle condizioni in cui versano i tre orsi detenuti al Casteller e date le inadeguate condizioni di cattività che sono costretti a subire, così come attesta la relazione sul sopralluogo svolto il 14 settembre scorso dalla delegazione di esperti inviata dal Ministero dell’Ambiente, l’Organizzazione internazionale protezione animale (Oipa) ha presentato lo scorso ottobre alla Procura della Repubblica di Trento istanza di sequestro preventivo del Centro faunistico della Provincia Autonoma di Trento “Casteller” per inidoneità della struttura a ospitare gli orsi attualmente detenuti, e gli altri che si prevede di catturare”: così in una nota l’associazione animalista, che sostiene nei fatti gli attivisti di “#StopCasteller” che nei giorni scorsi, come si vede dal video, hanno tagliato una parte del recinto e si sono introdotti nella struttura. Le immagini interne del parco faunistico in provincia di Trento, dove sono rinchiusi tre orsi, si vedono per la prima volta da queste immagini che ritraggono le sbarre, il recinto e gli spazi ristretti destinati a M49/Papillon, il giovane M57 e la femmina Dj3 (detenuta dal 2011). “Non serve spendere molte parole perché le immagini nella loro durezza parlano da sole – commentano gli attivisti di #StopCasteller – in barba alle tante definizioni di benessere e sostenibilità che quest’area si è data, il Casteller non è che un carcere. Animali che, liberi, sono soliti percorrere moltissimi km ogni giorno, sono costretti in un buco di acciaio e cemento: e ci vuole una bella fantasia e una discreta mancanza di vergogna a definire quella cella “tana”».

Ma dalla Provincia di Trento le reazioni non tardano ad arrivare e scatta la denuncia dopo la diffusione del video. “La Provincia disapprova con fermezza l’intrusione al Casteller da parte di facinorosi, l’azione dei quali si commenta da sola. Intromettersi abusivamente in una proprietà privata con divieto di accesso, arrecando danni alle strutture della stessa, comporta illeciti penali con la denuncia all’autorità giudiziaria e l’adozione dei conseguenti atti”, si legge in una nota. “Quanto alla pretesa falsa informazione inerente lo stato di letargia degli orsi (tecnicamente definito ‘ibernazione’), che sarebbe stata data dall’Amministrazione nelle settimane scorse, basterebbe un minimo di conoscenza sulla biologia dell’orso per evitare di divulgare l’ennesima informazione sbagliata. È noto infatti che lo stato di ibernazione che caratterizza l’orso è assai diverso da quello invece proprio di specie quali il ghiro o la marmotta che cadono in un vero e proprio letargo, un sonno profondo che dura alcuni mesi. L’orso in fase di ibernazione smette di assumere cibo, rallenta fortemente il proprio metabolismo e riduce quasi del tutto la propria attività, trascorrendo lunghi periodi assopito. Da questi si risveglia regolarmente, anche in natura, effettua piccoli spostamenti attorno alla tana ed è in grado di reagire tempestivamente ad eventuali disturbi provenienti dall’esterno. Che un orso abbia fatto capolino dalla propria tana, incuriosito e verosimilmente anche disturbato dagli ingenui suoi “paladini”, non può dunque sorprendere, se non appunto chi di orsi conoscenze non ha. Da ultimo giova ricordare per l’ennesima volta l’inutilità della protesta in atto, essendo tecnicamente (si veda il recente Rapporto di Ispra e Muse) e giuridicamente non possibile in alcun modo procedere alla liberazione in natura di orsi oggetto di captivazione”.

Insomma, il botta e risposta è destinato a durare, in una battaglia antica tra gli animalisti e chi gestisce la fauna selvatica in condizioni di cattività, durante la quale l’Oipa si appella anche al Parlamento Europeo: «Stiamo inviando in questi giorni una lettera aperta agli europarlamentari chiedendo un loro intervento a tutela degli orsi rinchiusi, specie protetta, che la Provincia autonoma di Trento sta gestendo a colpi di ordinanze di cattura e addirittura di abbattimento”, spiga il presidente Massimo Comparotto. «Si è affidato alla Provincia di Trento la gestione del progetto europeo Life Ursus per il ripopolamento. Con questi risultati: la persecuzione e l’inflizione di sofferenze per gli orsi che fanno gli orsi. La prevenzione delle incursioni dei plantigradi, oltre a evitare problemi agli umani, agli animali e alle cose, costa molto meno del loro stesso mantenimento in cattività e dei risarcimenti danni».

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