Dalla foresta pluviale in fiamme alla carne nei nostri supermercati: “Guerra in Amazzonia” svela come muore la biodiversità
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Un grande reportage sulla foresta amazzonica che sta morendo nel silenzio generale, mentre i nostri mercati sono invasi di legno, carne e soia che vengono prodotti deforestando il polmone verde del pianeta. Con “Guerra all’Amazzonia” PresaDiretta di lunedì 8 febbraio, alle 21.20, su Rai3 ha proposto un viaggio che ha attraversato il Brasile per raccontare come gli incendi e il sistematico disboscamento illegale, le amnistie e lo smantellamento della polizia ambientale stiano vincendo la partita contro l’Amazzonia. Migliaia di chilometri quadrati di foresta vergine scompaiono ogni anno nelle tasche dei latifondisti agricoltori e degli allevatori, sostenuti dalle politiche del presidente Jair Bolsonaro.

Un percorso lungo migliaia di chilometri, attraverso immense distese brasiliane di campi dedicati alla monocoltura della soia e ai pascoli per i bovini, lì dove un tempo c’era la foresta pluviale. PresaDiretta ha seguito gli arresti per incendio doloso della polizia ambientale, ha intercettato il traffico illegale di legname, ha filmato i Guardiani della foresta della tribù Guajajara che hanno deciso di difendere da soli la propria terra. Ha percorso la rotta della soia fino ai porti fluviali dai quali parte, diretta verso il resto del mondo.

Poi, con l’inchiesta “Troppa carne a buon mercato”, la trasmissione ha cercato di capire che impatto ha la carne brasiliana, di cui l’Italia è tra i primi importatori in Europa, sulla filiera produttiva e non solo. Si può essere sicuri che quella carne non arrivi da pascoli illegali che hanno contribuito alla deforestazione dell’Amazzonia? Qual è, insomma, il suo costo ambientale? Quanto è facile omettere di dichiarare in etichetta l’origine della carne, trasformandola in “preparato”? E gli allevatori italiani come possono difendersi dalla concorrenza della carne a buon mercato? In realtà, poi la risposta è sempre la stessa: a difendere l’ambiente siamo sempre noi, con le nostre scelte di consumo.

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