Roberto Cingolani nuovo Ministro per la Transizione Ecologica: si avvia l’era della visione industriale dell’ambiente?
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Elena Livia Pennacchioni
Vedo il mondo da 1 metro e 60, l'altezza al garrese del mio Attila. Sono l'addetta stampa della biodiversità, romana di nascita e veronese d'adozione, ma con il cuore ha in Umbria. Scrivo di animali, piante e qualche volta di come l'uomo riesce a salvarli!

È il fisico italiano Roberto Cingolani il numero uno del ministero della Transizione Ecologica, nato insieme al nuovo governo di Mario Draghi appena annunciato all’uscita dal Quirinale.

Cingolani, fino a ieri Chief Technology & Innovation Officer di Leonardo dal settembre 2019, ha un curriculum pertinente per affrontare il complesso passaggio tutto spinto verso un’“economia verde” che l’Europa prospetta. Roberto Cingolani conta infatti esperienze nei maggiori centri di ricerca dagli Usa al Giappone alla Germania e, prima di entrare in Leonardo, è stato Direttore Scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Genova da lui stesso fondato nel 2005 e dove ha messo in campo azioni dagli orizzonti visionari.

Tuttavia, come una parte del mondo ambientalista aveva già lamentato nelle ore passate, si tratta della conferma di ciò che si andava preconfigurando: l’ambiente si avvia ad essere trattato non seguendo la questione scientifica, ovvero l’unica di prendere in carico il vero problema ecologista, è cioè la conservazione delle risorse naturali di fronte ad un invasione sempre più pressante da parte delle attività umane (e non fanno eccezione quelle “green”); ma percorrendo il sentiero pericoloso di una visione industriale dell’ambiente, tutta votata alla riconversione energetica più che alla tutela degli equilibri ecosistemici.

Che fine farà la grande sfida della convivenza tra uomo e fauna selvatica? Da chi verrà preso in carico il tema dell’invasione delle specie aliene che tutt’ora, rappresenta la prima minaccia alla biodiversità locale? E come coniugherà il fisico Cingolani, il consumo di suolo necessario all’espansione delle energie rinnovabili, oggetto di gran parte dei fondi del Recovery Fund? Non c’è dubbio che lo sapremo presto.

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