Greenpeace e Re:Common accusano Generali: “Rilancia il suo business nel carbone”
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Greenpeace e Re:Common esprimono forte preoccupazione riguardo la  decisione di Generali di assicurare la centrale a carbone di Počerady, in Repubblica Ceca. Una mossa svelata nei giorni scorsi da Re-set, associazione ceca che si occupa di tutela ambientale, che ha spinto Greenpeace e Re:Common a interpellare il gruppo triestino per chiedere una eventuale conferma ufficiale. Al momento, però, da Generali non è ancora pervenuta alcuna risposta.

«Se confermata ufficialmente, questa notizia collocherebbe a pieno titolo Generali tra le fila di chi oggi sta facendo affari aggravando l’emergenza climatica», dichiarano Greenpeace e Re:Common. «Non è possibile dichiararsi “amici del clima” e contemporaneamente prendere nuovi contratti assicurativi su una centrale a carbone tra le più inquinanti del continente».

Počerady è tra le trenta centrali più inquinanti d’Europa, responsabile nel solo 2016 di 148 morti premature, come riporta il database della rete Europe Beyond Coal. Proprio a causa degli impatti sulla salute e sull’ambiente, questa centrale è divenuta il simbolo della dipendenza della Repubblica Ceca dal carbone.

L’impianto in questione era di proprietà del gruppo ceco ČEZ, conglomerato di società energetiche e minerarie controllato dallo Stato, che produce energia elettrica derivante per il 39% dal carbone. A ottobre 2020, ČEZ ha annunciato la cessione della centrale di Počerady al gruppo Sev.en, ultimo tassello di una preoccupante tendenza riscontrabile tra le principali utility dell’Europa centro-orientaleLa vendita degli asset del carbone, di fatto, consente di estenderne l’operatività. Per Greenpeace e Re:Common questa pratica è assolutamente sbagliata, dato che le centrali a carbone devono essere chiuse e non vendute a terzi.

L’acquisto di centrali a carbone obsolete o in fase di dismissione è un elemento chiave nella politica aziendale di Sev.en, che in questa maniera può speculare sugli impegni per il clima. Con il passaggio di proprietà di Počerady da ČEZ a Sev.en, avvenuto ufficialmente il 31 dicembre 2020, Generali si trova nella posizione di aver stretto legami con uno dei peggiori killer climatici in circolazione.

Proprio in questi giorni, inoltre, il governo della Repubblica Ceca sta valutando la data entro cui implementare un phase-out completo dal carbone. Con molta probabilità, la data individuata sarà il 2038, in aperto contrasto con l’obiettivo degli Accordi di Parigi di mantenere l’aumento medio della temperatura globale al di sotto di 1,5 gradi Celsius. Infatti, la comunità scientifica afferma che per evitare le conseguenze più catastrofiche dei cambiamenti climatici, tutte le centrali a carbone in Europa dovranno essere chiuse entro il 2030.

In occasione dell’Assemblea degli azionisti 2019, Generali aveva espresso soddisfazione per lo scambio instaurato con alcune società del settore del carbone in merito alla loro azione climatica, tra queste proprio la ceca ČEZ. Un anno dopo, lo scambio con ČEZ risultava ancora in corso, e il gruppo faceva sapere che “ulteriori approfondimenti […] verranno valutati entro la fine del 2020, anche in considerazione dell’evoluzione delle politiche energetiche nazionali dei Paesi dove le società hanno sede”. A due anni di distanza, e con questo ulteriore passo falso sul carbone, che si aggiunge alla cosiddetta “eccezione” della polacca PGE, la principale compagnia assicurativa italiana pare aver incredibilmente interrotto definitivamente i suoi sforzi per contrastare l’emergenza climatica in corso.

«Società come Generali stanno alimentando la crisi climatica, fornendo copertura assicurativa a centrali a carbone che dovrebbero essere chiuse il prima possibile. In questo modo, il Leone di Triste riabilita quelle società del carbone, come Sev.en, che stanno sabotando l’Accordo di Parigi tramite il prolungamento dell’operatività delle centrali. Stanno giocando d’azzardo con il nostro futuro e ciò non deve più accadere», commenta Radek Kubala dell’associazione ceca Re-set.

«Se il Leone di Trieste vuol prendere sul serio il suo stesso impegno per contrastare il cambiamento climatico, è ora che esca definitivamente dal settore del carbone in Repubblica Ceca e Polonia, rafforzando inoltre la sua policy con una data di phase-out dalla fonte fossile più dannosa per il clima entro il 2030, come già fatto da tanti altri attori finanziari a livello europeo», concludono Re:Common e Greenpeace.

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