Congo, viaggiavano per il programma di assistenza alimentare nelle scuole: uccisi l’ambasciatore e due uomini del convoglio
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Intorno alle 10 di questa mattina, nei pressi di Goma (Nord Kivu) in Congo, un tentativo di sequestro ai danni di un nostro diplomatico si è concluso nel peggiore dei modi: Luca Attanasio ha perso la vita. Il giovane ambasciatore italiano in Congo, cresciuto a Limbiate, viaggiava a bordo di un Convoglio del World Food Programme, il programma delle Nazioni Unite che si occupa di assistenza alimentare, quando è stato sorpreso da un’imboscata avvenuta con armi leggere nei pressi del Parco Nazionale del Virunga. Con lui altre sei persone, che viaggiavano su tre jeep, sono stati assaltati da un gruppo di uomini armati che hanno aperto il fuoco nel tentativo di sequestrare il nostro diplomatico. Luca Attanasio era ben consapevole dei rischi che correva, tanto che a ottobre aveva detto: «Quella dell’ambasciatore è una missione, a volte anche pericolosa, ma abbiamo il dovere di dare l’esempio». Purtroppo oggi, a solo 43 anni, lascia la moglie e le due figlie piccole proprio mentre viaggiava per il programma di distribuzione di cibo nelle scuole del Wft a Rutshuru. Insieme alla moglie Zakia Seddiki condivideva l’enorme impegno per la salvaguardia della pace tra i popoli e importanti progetti umanitari. Si erano infatti distinti per “l’altruismo, la dedizione e lo spirito di servizio a sostegno delle persone in difficoltà”, tanto che insieme a ottobre avevano ricevuto il “Premio Internazionale Nassiriya per la Pace”.

Insieme a lui hanno perso la vita, l’autista e il carabiniere Vittorio Iacovacci, di soli 30 anni. Secondo alcune fonti, l’attentato sembra essere avvenuto per mano di ribelli hutu delle Forze democratiche per la liberazione del Ruanda. Questa tragica notizia impone all’attenzione un Paese che per troppo tempo abbiamo trascurato, nonostante negli ultimi decenni 6 milioni di vite sono state divorate dalle guerre genocide, dove ricchezze infinite come avorio, carbone vegetale, oro, diamanti e coltan vengono saccheggiate con brutalità e dove a causa della fame e delle epidemie la vita media non supera i 50 anni, come ricorda il WWF oggi, mentre si unisce al dolore per questa importante perdita per il nostro Paese.

Una realtà ben nota al WWF, che dal 1960 è impegnato a sostenere il Parco Nazionale del Virunga, nella Repubblica Democratica del Congo, a ridosso di Goma, con progetti rivolti alle comunità locali e alla conservazione di specie e habitat che si scontrano con bracconaggio per il commercio illegale e uso criminale di altre risorse naturali (la legna delle foreste dei vulcani viene illegalmente trasformata in prezioso carbone) rivolto a finanziare una criminalità diffusa spesso collegata agli interessi dei signori della guerra. Il Parco Nazionale dei Vulcani Virunga è la più antica area protetta africana, nata nel 1925 per difendere una biodiversità straordinaria tra cui un’importante popolazione degli ultimi 880 gorilla di montagna. Per le sue straordinarie caratteristiche naturali il parco è stato inserito nel 1975 nella lista dei siti patrimonio dell’Umanità (World Heritage Site). La protezione di questi 780 km quadrati di foreste e savane, vulcani attivi e laghi, dove vivono gli straordinari gorilla di montagna è da sempre la sfida di persone eccezionali.

“Lo scorso 10 gennaio almeno sei ranger sono stati uccisi da un gruppo di uomini armati nel cuore del parco nella Repubblica Democratica del Congo, caduti in un’imboscata mentre erano di pattuglia a piedi all’interno del parco, nei pressi di Kabuendo. Ad aprile 2020 12 ranger sono morti nel drammatico attacco che ha provocato in totale 16 vittime. Lo stesso direttore del parco Emmanuel de Merode, che combatte ogni giorno per proteggere questo straordinario patrimonio dell’umanità era stato ferito in un attentato il 15 aprile 2014, durante un agguato teso da bande criminali che da sempre mirano alle risorse naturali dell’area. Negli ultimi 20 anni, per difendere il parco Nazionale dei Vulcani Virunga, sono morti quasi 200 ranger, persone che hanno dedicato la loro vita alla difesa di un vero e proprio patrimonio di natura, che accoglie nei propri confini alcuni degli ultimi rarissimi gorilla di montagna” ha fatto sapere oggi il WWF.

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