Con ogni grande donna, c’è sempre un grande uomo
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La striscia

Elena Livia Pennacchioni
Elena Livia Pennacchioni
Vedo il mondo da 1 metro e 60, l'altezza al garrese del mio Attila. Sono l'addetta stampa della biodiversità, romana di nascita e veronese d'adozione, ma con il cuore ha in Umbria. Scrivo di animali, piante e qualche volta di come l'uomo riesce a salvarli!

Puoi cambiare l’ordine degli addendi, ma la battaglia per scindere i sessi è colpevole e pretestuosa. Perchè passa attraverso la richiesta di rinuncia preventiva all’individualità maschile, con mea culpa obbligatorio. E questo, non renderà le donne migliori.

Mai stata amica dei formalismi, delle celebrazioni retoriche e delle cortesie di maniera. Ho sempre trovato tutte queste cose una mistificazione della realtà. Un inganno, di cui ha bisogno solo chi non è in buona fede. Con questi presupposti, appare evidente che sia già un miracolo se ho sempre fatto un lavoro che prevede una quota parte di pubbliche relazioni. Devo dire che è una caratteristica abbastanza diffusa in quelli con cui sono cresciuta. Non ho grandi ricordi di amici diplomatici, seduti al tavolo delle negoziazioni. Il che spiega pure perchè siamo tutti poveri e antipatici eh, per carità. Ma tant’è, ci siamo contaminati a vicenda di un certo “innato senso di allergia”.

Eppure, quando parlate di mancanza di rispetto verso le donne io non so di cosa stiate parlando. Mi fa stare male immaginare cosa si debba provare, vengo assalita dalla frustrazione pensando all’ingiustizia che colpisce chi la subisce. Ma non l’ho mai sperimentato sulla mia pelle. Pur così descritti, dagli uomini che io ho conosciuto – dentro e fuori dalla mia famiglia attuale e d’origine – non ho mai ricevuto denigrazione o subalternità psicologica, figuriamoci violenza verbale o fisica. Scontri tanti e asperrimi, peraltro tutti in momenti nodali della mia vita. Ma guarda caso, è tutta roba che mi ha reso tutt’altro che subordinata. Semmai era mi’ madre che impugnava la cucchiarella pe’ famme il più male possibile, con l’unico dichiarato scopo di farmi mangiare a forza la cipolla a pezzettoni che metteva nel sugo (avoja a dije “falla più piccola, almeno”).

Quando parlate di patriarcato egemone, maschilismo dominante, mascolinità tossica, io non so de che state a parla’. Io, figlia di un padre con l’educazione di uno nato nel 1933. Sorella minore di due fratelli che in confronto a loro sono un’avveduta stratega che lavora di fioretto. Moglie di uno che di mestiere maneggia le armi perchè fa il militare. Madre di due maschi (e su questo siamo riusciti a rimediare, almeno!), cresciuta con amici che – per chi è rimasto tale – ancora oggi guardo resistere con una forza d’animo cristallina. Io, da nessuno di loro, ho mai ricevuto altro che verità, sostegno al bisogno, protezione se necessaria, grandissime iniezioni di energia in ogni caso e in qualunque situazione. Quindi, quando tutto lo sforzo intellettuale che concepite è quello di restringere un’analisi in uno stereotipo, sappiate che siete già nel campo dell’inganno consapevole. E colpevole. Io sarei il prodotto perfetto di tutto quello che additate come la ragione prima della “disparità di genere”. L’esempio lampante degli effetti nocivi che l’individualità maschile, se non rinnegata a dovere secondo i vostri dettami, produce sulle donne.

E invece, come spesso accade, sono un conto che non torna. Ma non sono io a fare eccezione, nè i miei uomini ad essere particolari. E’ che una donna è libera quando ha conosciuto grandi uomini. Mi dispiace, la battaglia per scindere i sessi e cancellare i maschi dalla faccia della Terra chiedendo loro un mea culpa preventivo su responsabilità che non hanno, è già persa. Ma soprattutto, non vi renderà donne migliori.

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