Giornata delle foreste, allevamenti e coltivazioni sotto accusa
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Le 36 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (CO₂) immesse ogni anno nell’atmosfera causate delle attività umane, hanno ad oggi portato all’aumento di circa 1,1°C della temperatura media globale, rispetto al periodo preindustriale. Per quanto l’uomo possa adoperarsi per mitigare gli effetti del cambiamento climatico, non sarà possibile limitare il riscaldamento globale a +1,5 °C entro metà del secolo – come previsto dall’Accordo di Parigi – senza preservare la capacità delle foreste e di altri ecosistemi naturali, come le savane e zone umide, di assorbire ingenti quantità di CO2 dall’atmosfera. Proprio dell’importanza delle foreste per il clima parla il nuovo report WWF, pubblicato oggi in occasione della nella Giornata internazionale delle Foreste dal titolo “Deforestazione e cambiamento climatico: l’impatto dei consumi sui sistemi naturali” e realizzato in vista di Earth Hour, la mobilitazione globale del WWF per la natura e il clima che, il 26 marzo alle 20.30, invita tutti a spegnere un’ora le luci come gesto simbolico per un futuro più sicuro, giusto e sostenibile.

Le foreste sono a livello globale il secondo maggior serbatoio di carbonio dopo gli oceani: trattengono complessivamente ben 861 miliardi di tonnellate di carbonio e ogni anno assorbono circa un terzo delle emissioni antropiche di CO2, evitandone l’accumulo in atmosfera. Le foreste, inoltre, forniscono tanti altri servizi connessi con il clima, come la produzione di ossigeno e la regolazione del regime delle piogge. Questi cruciali servizi vengono però compromessi quando gli ecosistemi naturali vengono distrutti o degradati. Considerando che gli alberi sono costituiti per circa il 20% del proprio peso da carbonio, parte della CO2 assorbita dalle foreste tramite la fotosintesi viene riemessa in atmosfera quando gli alberi vengono tagliati. In questo modo, da essere parte della soluzione le foreste diventano parte del problema: la deforestazione rappresenta infatti la seconda fonte umana di CO2, con ben 8 miliardi di tonnellate di CO2 emesse ogni anno dal 2000 ad oggi, periodo in cui è stato perso ben il 10% della superficie forestale mondiale. Oltre ai problemi legati al clima, la deforestazione mette a rischio la sopravvivenza delle popolazioni indigene che dipendono strettamente da questi ecosistemi e provoca la perdita dell’habitat di molte specie animali e vegetali, causandone spesso l’estinzione. Tutelare foreste e altri habitat è quindi indispensabile per il futuro dell’umanità, della biodiversità e dell’intero Pianeta, e ognuno di noi può contribuire. 

Secondo il report del WWF, infatti, quasi il 90% della deforestazione a livello globale è dovuto all’espansione dell’agricoltura. Gli allevamenti di bovini insieme alle coltivazioni di palma da olio, soia, cacao, gomma, caffè e legno sono stati responsabili del 57% della deforestazione connessa con l’agricoltura tra il 2001 e il 2015, portandoci via un’area di foreste grande quanto la Germania. In questo contesto, l’Unione europea risulta essere il secondo maggiore importatore al mondo di questi prodotti, generando con le sue abitudini di consumo enormi impatti sulle foreste tropicali di tutto il Pianeta, ma anche su praterie, zone umide, savane e tutti quegli ecosistemi ricchi di biodiversità che vengono distrutti per fare spazio a coltivazioni, piantagioni e pascoli. “Non possiamo più permettere che i nostri consumi generino impatti così forti sugli ecosistemi ed è necessario prendere consapevolezza delle implicazioni che ogni nostra azione ha sul Pianeta. Nel solo 2017, l’Ue ha causato il 16% della deforestazione associata al commercio internazionale di materie prime – afferma Isabella Pratesi, direttore Conservazione del WWF Italia -. Stiamo letteralmente “mangiando” le foreste del Pianeta, amplificando così gli impatti del cambiamento climatico che invece potremmo mitigare proteggendo gli ecosistemi naturali e ripristinando quelli degradati”.

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