Simit: “Troppo pochi vaccini in malati cancro, somministrarli nei luoghi cura”
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(Adnkronos) – “Le vaccinazioni sono insufficienti per le persone con patologia oncologica con grave danno per la mancata prevenzione di infezioni che potrebbero evitare un decorso più grave e un più alto rischio di complicanze, oltre a ritardare anche la possibilità di curare la malattia di base. Gli ultimi vaccini a disposizione, come quello per l’Herpes Zoster, vedono una copertura estremamente bassa a fronte del numero di persone oncologiche, circa 3,6 milioni in Italia. Per questo serve un’offerta vaccinale del paziente fragile nel luogo di cura”. Così Claudio Mastroianni, presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), intervenendo oggi all’evento dal titolo: “La vaccinazione del paziente oncologico. Nuove opportunità per la sanità pubblica”, al ministero della Salute.  

All’incontro, promosso dalle società scientifiche degli infettivologi Simit, igienisti (Siti) e oncologi (Aiom) con il contributo non condizionato di Gsk, per raggiungere nuovi obiettivi attraverso percorsi volti a rafforzare la centralità del paziente, hanno partecipazione rappresentanti del mondo politico, istituzionale e della Federazione delle Associazioni di Volontariato in oncologia (Favo). Al centro del dibattito – organizzato nella settimana mondiale dell’immunizzazione (24-30 aprile) e alla vigilia della 17ma giornata del paziente oncologico (12-15 maggio) – è stata posta la questione fondamentale dell’abbattimento delle barriere alla vaccinazione, tuttora esistenti, fluidificare le terapie con la creazione di corsie riservate libere e disponibili, percorsi chiari e definiti per i soggetti bisognosi.  

Come evidenziato nell’incontro anche da Mastroianni: “Mancano percorsi strutturati tra lo specialista oncologo che raccomanda la vaccinazione e il medico che somministra il vaccino, così il paziente, alla fine, non viene vaccinato. Ci sono difficoltà di approvvigionamento nei presidi ospedalieri dove vengono assistiti i pazienti e c’è anche una mancanza di indirizzi a livello regionale”.  

Sulle strategie da intraprendere, il presidente della Simit osserva che “è importante favorire la formazione degli specialisti sulle malattie infettive prevenibili con la vaccinazione nell’adulto e creare un modello di vaccinazione incentrato nei presidi ospedalieri, nei luoghi di cura, con la consulenza di specialisti e l’infettivologo che potrebbero diventare di riferimento per il paziento fragile. Abbiamo opportunità concrete come il piano nazionale vaccinale ben costruito, documenti delle società scientifiche e la grossa esperienza della pandemia Covid, che non dobbiamo trascurare. Inoltre, c’è un rapporto di fiducia tra persona fragile, malato oncologico e specialista che può aumentare il tasso di adesione”. 

A livello organizzativo, secondo l’infettivologo, “si potrebbero usare hub ancora attivi o creare strutture all’interno di luoghi di cura come gli ambulatori vaccinali dedicati a queste persone fragili. L’approvvigionamento – conclude Mastroianni – è importante, ma serve anche la governance che favorisca il flusso per l’erogazione del vaccino”. 

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