Ucraina-Russia, Di Maio: “Sosteniamo Kiev e lavoriamo per negoziati”
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La striscia

(Adnkronos) – Tra Ucraina e Russia “il negoziato purtroppo è fermo, ma noi come Italia, insieme ad altri paesi, non abbiamo mai smesso di lavorare per ravvivarlo”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio a ‘Che tempo che fa’. “Stiamo sostenendo l’Ucraina, che è la resistenza europea, ma allo stesso tempo stiamo lavorando per ravvivare il negoziato. Il mio viaggio in India di questa settimana, il viaggio del presidente Draghi negli Stati Uniti, ma anche i contatti diretti con i turchi, servono a rimettere in moto il negoziato e arrivare a un cessate il fuoco il prima possibile”, ha aggiunto Di Maio. 

“Vorrei vedere molti più Paesi europei più attivi per rimettere in piedi il negoziato, partendo dalle aperture che ha fatto Zelensky. Ora Putin deve dimostrare di provare a chiudere un accordo”, ha poi aggiunto il ministro, sottolineando: “Ricordo che le sanzioni sono l’unico strumento pacifico che abbiamo per colpire Putin e portarlo al tavolo”. 

Gli italiani ancora in Ucraina “sono circa 120, la stragrande maggioranza vuole restare lì”, ha poi spiegato Di Maio. 

“Ci sono ancora alcuni casi critici nelle aree più colpite dalle bombe russe e l’unità di crisi della Farnesina continua a seguire uno ad uno tutte queste persone”, ha aggiunto, ricordando che “erano 2.000 gli italiani quando è scoppiata la guerra. La maggior parte li abbiamo evacuati. Casi specifici li abbiamo dovuti evacuare e portare via anche con soluzioni d’emergenza. Adesso quelli che restano lì per la grande maggioranza vogliono restare lì o perché hanno la famiglia o perché sono cittadini ucraini che hanno anche il passaporto italiano”. 

Il ministro ha anche ringraziato “l’ambasciatore Zazo, rientrato a Kiev ormai due settimane fa. Era stato uno degli ultimi ad andare via ed è uno dei primi a ritornarci. Ovviamente la situazione non è pienamente sicura e io voglio ringraziare l’ambasciatore Zazo, i carabinieri che fanno la scorta all’ambasciatore e difendono l’ambasciata, il personale amministrativo e tutti quelli che sono rientrati lì, perché sicuramente per lavorare a una soluzione diplomatica, ma anche per lavorare all’accertamento dei crimini di guerra stanno mettendo a rischio la propria vita”.  

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