Balenottere e capodogli in collisione con le navi: “Limiti di velocità per legge”
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Nel Mediterraneo occidentale si registra un traffico di 220.000 navi all'anno, con velocità di crociera compresa tra i 14 e i 20 nodi per le navi mercantili o addirittura fino a 35 nodi per le imbarcazioni ad alta velocità. Appello dell'International Fund for Animal Welfare per obbligare le navi a rallentare.

La striscia

Per le balenottere e i capodogli nel Mediterraneo nord-occidentale le collisioni con le navi, note come “ship strikes”, sono la principale causa di morte. A differenza di altre aree, in cui i corridoi di navigazione per evitare gli habitat dei cetacei risultano efficaci, qui gli habitat non hanno spazi definiti. Per evitare gli urti letali rimane quindi solo un’opzione: il rallentamento obbligatorio della velocità di crociera delle imbarcazioni. L’organizzazione internazionale per la protezione dell’ambiente marino OceanCare e l’International Fund for Animal Welfare (IFAW) esortano i governi di Francia, Italia, Monaco e Spagna a presentare all’organismo internazionale responsabile della navigazione, l’International Maritime Organization (IMO) una proposta per ridurre in modo obbligatorio la velocità delle navi.

Il pericolo in mare

Le acque da Genova a Valencia, compreso il Santuario delle balene Pelagos, i pendii e i canyon, la piattaforma del Golfo del Leone – definita come Area Importante per i Mammiferi Marini (IMMA) dai ricercatori – e il corridoio di migrazione delle balene tra la terraferma spagnola e le Isole Baleari, dichiarato Area Marina Protetta, rappresentano un habitat critico per le balenottere e i capodogli. Entrambe le sottopopolazioni del Mar Mediterraneo sono classificate come in pericolo dalla Lista Rossa dell’IUCN, e la popolazione di balenottere è stata recentemente valutata con solo circa 1800 animali adulti rimasti, la metà della stima che i ricercatori avevano identificato fino a due decadi di fa. OceanCare e IFAW temono che l’enorme quantità di movimenti di navi nella regione, 220.000 all’anno e le velocità di crociera comprese tra i 14 e i 20 nodi per le navi mercantili o addirittura fino a 35 nodi per le imbarcazioni ad alta velocità, contribuiranno in modo significativo alla continua diminuzione del numero di balene in particolare di queste due specie, fino alla loro totale scomparsa dalla regione. I governi di Francia, Italia, Monaco e Spagna si sono impegnati a collaborare per presentare all’IMO una proposta per dichiarare la regione un’Area Marina Particolarmente Sensibile (PSSA), consentendo di adottare misure per regolamentare il trasporto marittimo in modo da ridurre il rischio di urti letali delle imbarcazioni. La proposta dovrebbe essere presentata all’IMO entro il 30 giugno 2022 e sottoposta a discussione e decisione a dicembre in occasione della riunione del Comitato per la protezione dell’ambiente marino (MEPC).

I limiti di velocità che potrebbero salvare la vita dei cetacei

“Tutti sanno cosa bisogna fare. Si tratta di rallentare la velocità delle imbarcazioni per salvare le vite di questi straordinari mammiferi marini. È un bene per le balene, è un bene per noi”, afferma Carlos Bravo, di OceanCare. Calcolando una riduzione generale del 10% della velocità delle navi in tutto il mondo, si potrebbe ottenere una riduzione del 50% del rischio di tali collisioni. Le ricerche dimostrano anche che rallentare la velocità di circa 10 nodi può ridurre significativamente il rischio di una collisione letale con una balena. Tuttavia, nelle aree del mondo in cui sono state applicate misure di riduzione della velocità su base volontaria, queste molto raramente sono rispettate e quindi non funzionano. Per questo motivo, OceanCare e IFAW ritengono che sia estremamente importante rendere tali misure obbligatorie, per garantire che siano applicate a tutte le imbarcazioni. Inoltre, la riduzione della velocità farebbe risparmiare carburante all’industria navale e ridurrebbe altri inquinanti, come la CO2 e il rumore subacqueo, con conseguenti benefici multi-ambientali. “Francia, Italia, Monaco e Spagna hanno fatto un primo passo nella direzione giusta accettando di lavorare insieme e di creare una PSSA, fondamentale in queste acque”, afferma Sharon Livermore, direttore della Conservazione marina dell’IFAW. “Ora devono cogliere l’opportunità che hanno davanti garantendo che le misure messe in atto proteggano realmente queste balene dal rischio di collisioni “.

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