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giovedì, Aprile 18, 2024

Terremoto a Ricigliano, scossa di magnitudo 2.1: nessun danno

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Crollo Marmolada, sopravissuto: “Ho corso, ma la valanga mi ha investito”
C

La striscia

(Adnkronos) – “Sentito quel rumore ho alzato la testa: la montagna ci stava piovendo addosso e ho iniziato a correre più che potevo. Questione di pochissimo e sono stato investito dalla valanga. Nemmeno il tempo di provare dolore e ho perso i sensi”. Riccardo Franchin, 27enne ingegnere di Barbarano Mossano, nel Basso Vicentino, ricoverato all’ospedale Santa Chiara di Trento è uno dei sopravvissuti di domenica al crollo di parte del ghiacciaio della Marmolada. A raccogliere il suo racconto è il Corriere del Veneto.  

Appassionato di montagna, iscritto al Cai di Noventa Vicentina continua a chiedere degli amici di cordata che erano con lui, il 22enne Nicolò Zavatta (disperso), la guida alpina Paolo Dani e l’altro vicentino Filippo Bari che risultano entrambi, invece, tra i morti certi. “Riccardo mi ha raccontato di aver avvertito un rumore strano e di aver alzato d’istinto la testa, per vedere cosa succedeva sopra di loro – spiega papà Mario -. Quando ha visto che la cima stava franando, d’istinto ha iniziato a correre, più veloce che poteva, lui era il primo della cordata a sinistra. Gli stava piovendo addosso la montagna e ha tentato di fuggire”. Ma la forza sulle gambe e l’istinto di sopravvivenza non sono bastati. “È stato tutto così repentino, non ho nemmeno avuto il tempo di provare dolore”, spiega il giovane sopravvissuto.  

Riccardo Franchin parla di aver avuto “un vuoto”. Quando si è risvegliato, quando ha iniziato a realizzare, per quanto ancora molto scosso, provato e dolorante, era in piedi. “Ero confuso, mi sono ritrovato sulle mie gambe e mi sono guardato attorno”. Il niente. “Non ho visto più nessuno”, le sue parole. Il 27enne ancora sotto choc, con escoriazioni su viso, braccia, gambe e un trauma al fegato che potrà superare senza conseguenze ha chiesto aiuto a un escursionista e così si è messo in salvo. “Sono un papà miracolato. Miracolato come i medici hanno detto di Riccardo, ma dentro di noi – conclude papà Mario – c’è grande apprensione per i tre che erano con lui. Per Nicolò che incontravo in paese e per tutti gli altri che erano lassù”. 

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