No AstroSamantha, ecco perchè noi non mangeremo insetti (e non dovresti farlo neanche tu)
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La striscia

Elena Livia Pennacchioni
Elena Livia Pennacchioni
Vedo il mondo da 1 metro e 60, l'altezza al garrese del mio Attila. Sono l'addetta stampa della biodiversità, romana di nascita e veronese d'adozione, ma con il cuore ha in Umbria. Scrivo di animali, piante e qualche volta di come l'uomo riesce a salvarli!

E poi cara Samantha, se proprio preferisci i grilli globali alle lasagne identitarie, aridacce Capitan Harlock.

Tra una passeggiata spaziale su TikTok e un tutorial da influencer, Samantha Cristoforetti celebra il suo nuovo incarico da prima comandante europea della Stazione Spaziale Internazionale facendo merenda. Ma non con pane e prosciutto. Nelle galassie sconfinate, notoriamente luoghi di progresso e modernità, a metà pomeriggio ci si intrattiene con barrette a base di grilli e mirtilli. Perchè le frontiere del vecchiume gastronomico lì sono già state abbattute, mica come da noi che segretamente ancora strizziamo l’occhio alla carbonara. Tra Urano e Saturno siamo già oltre la globalizzazione. Lì tocchiamo le alte vette dell’universalizzazione mentre qua ancora parliamo di cibo del contadino. Così mentre l’astronauta sgranocchia la prelibatezza a favore di telecamera, consiglia: “Perché non provate gli insetti? Fanno bene a voi e al Pianeta!”. Ecco, dopo che Giorgio Mastrota sulla Terra ci ha insegnato per vent’anni anni su quale materasso dormire, sentivamo la necessità che arrivasse AstroSamantha dallo spazio a spiegarci cosa dobbiamo mangiare per essere buoni e giusti. 

“Sapevate che oltre due miliardi di persone nel mondo mangiano insetti? In molti Paesi sono stati consumati e dati da mangiare agli animali da allevamento per secoli. Alcune specie sono addirittura considerate prelibatezze. Se trattati in modo sicuro e nel rispetto del loro benessere, gli insetti possono essere una fonte di cibo ricca di nutrienti ecologicamente sostenibile”, ha detto AstroSamantha nel video che sta facendo discutere i social. E al quale noi rispondiamo cercando di sorvolare sull’atteggiamento didattico del supercompetente che da lassù, spiega agli ignoranti quaggiù come affrancarsi dalla loro inguaribile ignoranza. E anche sul riferimento al “benessere” degli insetti. Dunque, proviamo a farlo senza troppi artifici. Anche perchè è semplice. Perfino per AstroSamantha, che invece fa finta di non averlo capito.

Per “fare bene al Pianeta”, espressione tanto cara ai green chic che fanno il tifo per Greta e che non si sa bene cosa significhi, non serve istituire nuove filiere per l’industria della grande distribuzione alimentare. Perchè per produrre la farina di grillo che c’è dentro la tua barretta, cara Samantha spaziale, una multinazionale avrà istituito una nuova catena di produzione che si basi giocoforza sui grandi numeri del commercio globale. Che produca dove costa poco macinare insetti, larve e tarme. E che esporti tutte queste leccornie dove rendono di più. Ti vengono in mente i costi ambientali e sociali della filiera industriale dei nuovi cibi? Secondo noi sì, ma sei caduta anche tu nel frullatore della scienza ideologica secondo la quale progredire, significa fare deserto di quello che c’era prima. Soprattutto se il prima era “locale” e il dopo sarà “globale”. Oltre al fatto che non siamo proprio sicurissimi che la dieta insettivora sia più sana della dieta mediterranea, con dissertazioni sul gusto annesse e connesse. Dacci retta Sam, se vuoi fare bene al Pianeta, accorcia la filiera e non allungarla. E non aggiungere cibi, consuma meno. Se vieni a casa mia te lo spiego davanti alle salsicce di Roberto, che danno da mangiare a un sacco di famiglie di contadini. Il punto non è cosa mangiare, ma come. E poi, se proprio preferisci i grilli globali alle lasagne identitarie, aridatece Capitan Harlock.

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Rubrica Lavoro del 26 settembre realizzata in collaborazione con Cnr Media

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