Elementari e medie, a Verona vietati i colloqui in presenza 
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La striscia

Impossibile incontrare le maestre. Con una circolare della Dirigente, il risparmio energetico obbligherà tutti davanti allo schermo per l’intero anno scolastico: 10 minuti a famiglia, i docenti decidono se essere presenti e un’ora e venti di ritardo accumulato. Non esistono casi particolari. “Colloqui totalmente inconsistenti” è il giudizio generale.

In principio era il Covid, poi è arrivata l’emergenza energetica. Non c’è pace per i genitori di cinque scuole pubbliche di Verona ai quali sono stati vietati i colloqui con i docenti in presenza per tutto l’anno scolastico corrente. Per le famiglie di 762 alunni di quattro istituti primari e di uno secondario (ex elementari e medie) è impossibile incontrare le maestre: nonostante lo stato di emergenza sia terminato otto mesi fa, se vogliono approfondire l’andamento scolastico dei propri figli dovranno farlo davanti allo schermo. A stabilirlo è una circolare del 28 ottobre scorso emanata dalla nuova dirigente dell’Istituto Comprensivo 16 Valpantena (VR) e pubblicata sul sito d’istituto, secondo la quale “in un’ottica di risparmio energetico da parte dell’istituzione scolastica” ha deliberato di “svolgere i colloqui da remoto mediante collegamento da casa, a propri oneri e responsabilità nell’efficacia del risultato, contribuendo così al contenimento dell’apertura dei plessi ai fini della migliore gestione del riscaldamento e dell’organizzazione del lavoro dei collaboratori scolastici”. E non c’è caso particolare che tenga. Nonostante le ripetute richieste da parte dei genitori di confrontarsi a tu per tu con le insegnanti per approfondire, sciogliere e accompagnare alcuni alunni maggiormente in difficoltà degli altri, il trattamento è standard. Inflessibile per tutti. Se si vuol sapere com’è andata l’interrogazione sui Fenici, o la call o niente. E se si hanno dubbi sull’attenzione del pargolo nel seguire espressioni e potenze, siamo nelle mani della provvidenza che non lasci cadere la connessione.

Come si sono svolti i colloqui

Al via dunque i colloqui del primo quadrimestre, svolti appena ieri. Un’unica giornata per tutte le scuole primarie d’Istituto, 10 minuti a famiglia superati i quali la maestra aveva facoltà di disconnettere la conversazione e un’ora e venti di ritardo accumulato per l’ultimo utente. Ai genitori è arrivata una mail con il link d’accesso, oltre il quale hanno potuto scoprire quali docenti avessero deciso di partecipare. Ma anche come fossero ben arredate le loro cucine, i loro salotti e in qualche caso, i loro balconi. “Un momento, mio marito non entra nel riquadro!”. “Mi sentite?”. “Per la miseria, fai scendere il gatto che copre la webcam!”. “Allora, stavo dicendo che suo figlio va bene! Non ho molto da dirle, solo che spesso dimentica il materiale a casa, a scuola si distrae moltissimo e l’ultima verifica gliela farò ripetere perchè ha consegnato in bianco”. “Mi scusi, allora forse ritiene sia utile intervenire in qualche modo?”. “Ma no, controllatelo di più a casa che vedrà che a scuola migliorerà. Adesso devo avviare la conversazione successiva, arrivare in orario è una questione di rispetto per gli altri genitori. Grazie, arrivederci!”

Le reazioni

Un tristissimo epilogo per chi crede nella scuola pubblica. Anche se, a onor del vero, non tutti gli istituti comprensivi della città scaligera seguono questa modalità. “Nella scuola in cui insegno – spiega una mamma coinvolta in quest’avanguardia della scuola digitale – abbiamo smesso di fare colloqui online a maggio. E li dividiamo in giorni diversi, in modo che ogni famiglia possa avere un tempo congruo a propria disposizione. Come si fa a confrontarsi davanti al computer in dieci minuti?“. In effetti sembra un fantasy distopico di un’era in cui il corpo docente abbia abdicato al proprio magistero, diventando il braccio operativo di una burocrazia drogata di ideologismi fanatici. Sembrerebbe la fine della scuola come il luogo in cui si compie la magia che permette a ogni ragazzino di accendere il fuoco della meraviglia per il resto della propria vita. Da questo racconto, sembrerebbe che si sia deliberatamente voluto colpire a morte il binomio scuola-famiglia, che più di tutti rende possibile la crescita umana e scolastica di ogni persona. “Totalmente inconsistente”, ha commentato un’altra mamma a chi le ha chiesto un commento sulla qualità del colloquio. Non sembrerebbe plausibile, in una città profonda di cultura come Verona. E invece è tutto vero. 

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