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Apre il Museo dell’Orto Botanico di Padova, un viaggio alle origini della medicina
A

La striscia

Elena Livia Pennacchioni
Elena Livia Pennacchioni
Vedo il mondo da 1 metro e 60, l'altezza al garrese del mio Attila. Sono l'addetta stampa della biodiversità, romana di nascita e veronese d'adozione, ma con il cuore ha in Umbria. Scrivo di animali, piante e qualche volta di come l'uomo riesce a salvarli!

Inaugurato ieri pomeriggio il Museo botanico dell’Università degli Studi di Padova alla presenza del Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini e della Magnifica rettrice dell’ateneo patavino Daniela Mapelli. Fondato nel 1545 e già patrimonio UNESCO, il Museo ospita collezioni risalenti prevalentemente all’Ottocento e al primo Novecento, in quella che nei secoli è stata la casa settecentesca in cui ha abitato il Prefetto dell’Orto botanico. Un viaggio che muove i primi passi nei tempi in cui la botanica si fondeva con la farmacologia, in un intreccio che ha dato origine alla moderna ricerca scientifica. Con grandi risultati, tuttora in corso di studio tra le aule dell’ateneo patavino che ha appena concluso i festeggiamenti per i suoi ottocento anni di attività.

Nella collezione del neonato Museo spicca l’erbario storico, uno straordinario archivio della biodiversità vegetale con circa 800.000 esemplari di piante, alghe, funghi e licheni essiccati. Si contano 16.000 provette con semi di specie alimentari, medicinali e ornamentali, tavole didattiche ottocentesche, modelli di funghi e sezioni di legni. Il percorso di 500 metri quadrati è stato curato dalla responsabile scientifica Elena Canadelli, e accoglie il visitatore con uno dei suoi più antichi esemplari arborei, il tronco di agnocasto (detto anche “Pepe dei monaci”) risalente alla metà del Cinquecento. Per poi concludersi con il preziosissimo patrimonio di volumi che hanno fatto la storia della botanica e della medicina (come le prime edizioni delle opere di Vesalio, Mattioli, Berengario da Carpi e Alpini). 

“Tra Sette e Ottocento – spiega a Italiaambiente Elena Canadelli, responsabile scientifica del Museo – si afferma il concetto di “principio attivo” contenuto soprattutto nelle piante medicinali. Nel 1806 il farmacista tedesco Friedrich Sertüner estrae dall’oppio una sostanza che ne conserva le tipiche proprietà e che chiamerà morfina. Da quel momento l’isolamento delle sostanze pure permetterà sia il dosaggio più preciso dei principi attivi sia la loro modifica. È il caso della salicina presente nella corteccia del salice, che con piccole modifiche diventa acido acetilsalicilico, noto con il nome commerciale di Aspirina”. Contenuta in una boccetta ed esposta al Museo nella sua versione storica. Ma il passato, all’Università di Padova, è maestro del futuro.

“Cinque secoli dopo la storia continua”, interviene Telmo Pievani, prorettore dell’Università degli Studi di Padova e coordinatore delle celebrazioni dell’ottocentenario. “La biodiversità é talmente vasta che ancora adesso qui nei laboratori d’Ateneo si fa quello che i veneziani avevano intuito 5 secoli fa. Cioè studiare le piante per tirare fuori principi attivi. Lo stiamo facendo ad esempio con la Vinca, una specie erbacea che può diventare un antitumorale molto potente e con il taxolo, che si estrae dal Tasso, altrettanto importante per combattere il cancro. Questo Museo è la testimonianza che con gli strumenti di oggi, la medicina continua a trovare risposte nel mondo vegetale. E questo è un patrimonio storico di tutti”, conclude il professore.

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