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“Colli Euganei nati dal fuoco plasmati dalla viticultura”, il nuovo libro di Attilio Scienza e Serena Imazio

La striscia

(Adnkronos) – A sud-ovest di Padova, nel cuore del Veneto, gli ancestrali picchi vulcanici dei Colli Euganei danno vita a vini dall’eredità millenaria. L’origine di queste terre risale a 43 milioni di anni fa, quando un susseguirsi di manifestazioni vulcaniche ha generato il centinaio di impavide alture che, quasi come scogli, oggi svettano con un profilo inconfondibile, riconoscibile in lontananza attraverso la Pianura Padana. Un territorio antico e sorprendente, fortemente biodiverso, in cui la vite disegna il paesaggio raccontando secoli di interazione tra l’uomo e la natura. Qui, dal 1972, il Consorzio Tutela Vini Colli Euganei tutela e promuove la qualità e l’identità dei vini della zona, Colli Euganei DOC e Fior d’Arancio DOCG, araldi di un patrimonio naturalistico che è bene culturale e ambientale.  Lo raccontano nel volume “Colli Euganei nati dal fuoco plasmati dalla viticultura” promosso dal Consorzio Tutela Vini Colli Euganei come primo di una serie di quaderni scientifici che raccontano le peculiarità della denominazione padovana, Attilio Scienza – professore ordinario fuori ruolo presso l’Università degli Studi di Milano, dove è stato Presidente del corso di laurea in Viticoltura ed Enologia e titolare del corso di Miglioramento genetico della vite e di Viticoltura di territorio – e Serana Imazio – ricercatrice presso l’Università di Modena e Reggio Emilia presso il Centro di Trasferimento Tecnologico dell’Emilia Romagna – che disegnano la storia di un territorio in cui il vino traccia una linea continua di riferimento sociale, antropologico e culturale.  Scritto a quattro mani è “una guida alla lettura e alla scoperta dei Colli Euganei e delle eccellenze enologiche che qui vengono prodotte da centinaia di anni. (…) un testo che vuole raccontare la storia della viticoltura nel territorio euganeo e l’origine dei vitigni che nel corso del tempo sono arrivati nell’areale influenzando e modificando il paesaggio e il territorio in un gioco di interazione sinergica che ritroviamo in bottiglia”.
 
“La nuova comunicazione del vino, – scrive Scienza – soprattutto in un territorio ricco, complesso e dalla storia millenaria come quello italiano, deve essere basata su una strategia che allarghi i confini e che cominci a includere paesaggio e suoi trascorsi storici e preistorici non per dare un’età al vino o alla presenza dei vitigni che lo producono sul territorio, ma per fare l’esatto opposto: definirne il carattere atemporale, inimitabile e riconoscibile”.
 Adnkronos – Vendemmie —winewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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