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La giornata delle api e il massacro dei pesticidi
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La striscia

Se esistono al mondo delle specie animali a cui l’essere umano deve la propria sopravvivenza e benessere, è proprio quella delle api, di cui oggi si celebra la loro Giornata mondiale. Perché dedicare una giornata mondiale a degli insetti? Perché noi non possiamo fare a meno del loro instancabile “lavoro”. Da essi, infatti, dipende il 35% della produzione agricola mondiale, con un valore economico stimato ogni anno di oltre 153 miliardi di euro a livello globale e 22 miliardi di euro per la sola Europa. Il WWF Italia, che da anni svolge numerose attività di conservazione e tutela di queste specie preziose, anche attraverso la rete delle proprie Oasi, sollecita l’urgenza dell’adozione e attuazione da parte del nostro Governo di un Piano Nazionale per la conservazione degli impollinatori, previsto dalla Strategia Nazionale Biodiversità 2030. Il 3 agosto 2023 è stato firmato il Decreto Ministeriale di adozione della nuova Strategia Nazionale per la Biodiversità al 2030 e di istituzione dei suoi organi di governance, ma da allora non ci sono stati passi concreti per la sua attuazione.

Gli apicoltori hanno da tempo lanciato l’allarme per la drastica riduzione del numero e della produttività degli alveari. Il cambiamento climatico, insieme alle pratiche agricole intensive che prevedono l’utilizzo di pesticidi pericolosi per le api e gli altri impollinatori mettono in pericolo questo inestimabile patrimonio dell’agricoltura italiana sottoposto ad attento monitoraggio da parte del Ministero delle Politiche Agricole con il progetto “BeeNet” di cui è responsabile il CREA (Centro di Ricerca Agricoltura e Ambiente). Analisi di laboratorio hanno consentito di rinvenire sulle api e sul polline casi di presenza delle sostanze attive di prodotti fitosanitari, utilizzati nelle aree su cui le stesse effettuano i voli e bottinano. Nel corso degli ultimi anni in Italia, l’EFSA ha registrato perdite di api tra cento e mille volte maggiori di quanto normalmente osservato. Mentre dalla ricerca sulla perdita della biodiversità di impollinatori,condotta dall’IPBES già nel 2016, risulta che il 40% delle specie di api selvatiche e farfalle risulta essere a rischio.

L’impollinazione è uno dei servizi ecosistemici più importanti forniti dalla natura per il benessere umano e per la nostra economia. Quasi il 90% di tutte le piante selvatiche con fiore dipende dall’impollinazione animale, mentre delle 1.400 piante che nel mondo producono cibo e prodotti dell’industria quasi l’80% richiede l’impollinazione da parte di animali, non solo api domestiche e selvatiche, ma anche vespe, farfalle e falene, sirfidi, coleotteri, uccelli, pipistrelli ed altri vertebrati. Considerando anche le sole api selvatiche si tratta di un vero e proprio esercito di oltre 20.000 specie che garantiscono l’impollinazione dei fiori da cui dipende il 35% della produzione agricola mondiale. L’84% delle principali colture per il consumo umano in Europa, tra cui molti tipi di frutta e verdura, richiede l’impollinazione degli insetti per migliorarne la qualità e il rendimento. L’Unione europea avrebbe quindi buone ragioni per prendersi cura delle api e di altri insetti impollinatori, ma oggi – secondo il WWF Italia – questo ancora non avviene come dovrebbe, nonostante la Commissione europea abbia adottato dal gennaio 2023 la “Revisione dell’iniziativa dell’UE a favore degli impollinatori”.

“Gli insetti impollinatori hanno bisogno di ecosistemi liberi da veleni e diversificati, con la presenza di siepi, alberature, fasce tampone con fiori nettariferi, stagni, per alimentarsi e completare il loro ciclo riproduttivo. Per questo è fondamentale eliminare i pesticidi che avvelenano la nostra agricoltura e riportare la Natura all’interno delle aziende agricole- afferma Eva Alessi, responsabile Sostenibilità del WWF Italia-. Per raggiungere questi obiettivi e non lasciare sulla carta i buoni propositi, gli Stati membri, gli agricoltori, l’industria agroalimentare e i cittadini europei sono richiamati oggi a svolgere un ruolo attivo e assumersi le proprie responsabilità per sostenere la necessaria transizione ecologica della nostra agricoltura.”

La Strategia Nazionale Biodiversità prevede un’azione specifica per la tutela degli insetti impollinatori che, oltre alla definizione e attuazione di un Piano Nazionale per la conservazione degli impollinatori, prevede – tra le altre azioni – la definizione di un processo di monitoraggio coordinato, che includa lo sviluppo di specifici network di citizen science per valutare lo stato di conservazione degli impollinatori e dei loro habitat, con l’identificazione di solidi indicatori.

Dopo il ritiro del Regolamento europeo SUR per la riduzione dell’uso dei pesticidi e il blocco del Regolamento europeo sul ripristino della Natura, l’Iniziativa europea “Un nuovo patto per gli impollinatori” (adottata il 24 gennaio 2023 come revisione della precedente Iniziativa del 2018) è rimasta senza i suoi più importanti strumenti attuativi. La responsabilità delle azioni necessarie per la tutela degli insetti impollinatori è adesso dei singoli Stati membri dell’Unione e il Governo italiano è chiamato a fare la sua parte recuperando ritardi e inadempienze.

In attesa del Piano Nazionale per la tutela degli impollinatori, il WWF Italia rinnova il suo impegno attraverso il sistema delle sue aree naturali protette. Dal 2024 le prime tre Oasi WWF parteciperanno attivamente al monitoraggio delle farfalle, aderendo ad un progetto che ha lo scopo di valutare l’abbondanza delle popolazioni di farfalle al fine di stabilire strategie di conservazione appropriate. Sono, inoltre, 28 le Oasi WWF dove sono stati realizzati interventi di ripristino della Natura per favorire l’alimentazione e il rifugio prioritariamente di apoidei selvatici, in particolare come bombi e osmie, attraverso la semina di fiori nettariferi e polliniferi e la collocazione di nidi artificiali.

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