Un anno fantasticando del mare (e di altre metafore), un anno dimenticando buona parte della realtà (dal decoro urbano alla sicurezza) e quasi metà dell’elettorato (che non ha votato questa amministrazione).
Ho osservato con interesse l’enfasi che ha accompagnato la scadenza dell’anno primo dall’insediamento della Sindaca Ferdinandi, inteso quasi come una nuova fondazione della città, come un confine temporale a partire dalla “rivoluzione” proclamata con tanto di striscione dodici mesi fa. Mi fa riflettere l’espressione usata per scandire questo tempo e il tempo che verrà: “furia gentile”. Un ossimoro che è un po’ meno della rivoluzione promessa, ma mantiene qualcosa di giacobino.
E proprio in questi due termini c’è forse il bilancio politico – tutt’altro che entusiasmante, mi pare – di questo primo anno. Al di là delle mancanze evidenti (nel decoro urbano, nei messaggi sbagliati in tema di sicurezza, nella cura del verde, nell’assenza di una progettualità che non provenga dal passato, ad esempio), la cifra di questa fase credo sia stata il radicalismo simbolico e sostanziale (la furia appunto: quella del linguaggio, piegato all’ideologia e alla psicologia, o di provvedimenti come il regolamento per l’uso delle sale comunali), ammantata di gentilezza (quella di una comunicazione ben calibrata, attenta a calciare la palla in tribuna – mi si perdoni la metafora calcistica – nei momenti di difficoltà). In questa “furia gentile” non mi pare ci siano stati attenzione e cura verso l’altra parte della Città, verso quella parte dell’elettorato – poco meno della metà – che non ha votato per questa amministrazione. E una simile mancanza, quella di una politica che proclama dialogo e premure solo a parole, mi sembra la più grave.

